Giovanni Pascuzzi

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Trasparenza contro veleni

Corriere del Trentino 15 aprile 2016

Nel volgere di poche settimane il Patt è stato scosso da due vicende che inducono a qualche riflessione. A metà marzo la bufera si è abbattuta su Carlo Pedergnana, appena eletto presidente del partito, per effetto della divulgazione di vecchie foto che lo ritraggono mentre bacia il duce e si esibisce nel saluto fascista. Le cronache giornalistiche riferiscono che in molti chiesero le dimissioni di Pedergnana e tra essi anche il vice comandante degli Schützen. Le dimissioni sono arrivate immediatamente e accolte in nome della volontà di non accettare alcuna indulgenza verso il fascismo.

In questi giorni, poi, è spuntato misteriosamente un contratto risalente a quasi tre anni fa con il quale Lorenzo Baratter, consigliere provinciale del Patt, si obbligava, in caso di elezione, a versare 500 euro al mese ai cosiddetti «cappelli piumati». Controparti di Baratter erano presidente e vicepresidente degli Schützen.

Su tale episodio sta indagando la Procura della Repubblica di Trento al fine di acclarare l'eventuale sussistenza del reato di corruzione elettorale previsto dall'articolo 96 del decreto del presidente della Repubblica 361/1951.

Non abbiamo prove che tra le due vicende ci sia una qualche relazione. Ma c'è un elemento che le accomuna: fatti, a torto o ragione, ritenuti «privati» sono diventati di pubblico dominio. Qualcuno ha scelto tempi e modi per colpire delle persone usando informazioni non note per spargere veleni che si riverberano sull'ordinario svolgimento delle attività politiche e amministrative. Non a caso il presidente della giunta Ugo Rossi ha detto: «Sono nauseato dal dossieraggi e da un atteggiamento di killeraggio».

Non è nostro compito dare giudizi nel merito sui due casi, anche perché su uno di essi è al lavoro la magistratura che deve poter lavorare serenamente. E’ indubbio, però, che siamo di fronte a episodi della lotta politica che assumono connotati torbidi proprio perché si sostanziano in attacchi di cui non è agevole riconoscere la provenienza e la finalità. Ma tali modalità, stigmatizzate da Rossi, esistono perché a volte gli uomini politici tendono a nascondere le informazioni che li riguardano: è il desiderio di segretezza che dà un'arma potente a chi crea i dossier. Simili episodi dimostrano come la totale trasparenza tuteli non solo i cittadini che hanno il diritto di sapere, ma pure gli stessi politici: se non ci sono segreti, non ci possono essere né ricatti né azioni di killeraggio.

Giovanni Pascuzzi

 

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