Giovanni Pascuzzi

Tracce digitali di GIOVANNI PASCUZZI

Considerazioni su un libro di Cesare Salvi

 

Appunti presentazione libro Salvi

Un libro di storia del diritto.
Dimostra che il diritto non ha storia: il diritto è storia.

Un libro che evidenzia il legame tra obiettivi politici/ideologia dominante e il diritto inteso sia come scelta legislativa che come tecnica legislativa. Esemplare il capitolo sul codice civile fascista e la tecnica del rinvio alle leggi speciali

Un libro sul mutamento giuridico
Testimonia come il mutamento giuridico possa essere visto da più angolazioni: quella economica, quella politico istituzionale, quella delle tecniche giuridiche

Un libro illuminante sulle tecniche del mutamento giuridico

Le invenzioni:
ad es., pagina 50 l’invenzione della società per azioni
pag. 41 diritto soggettivo oggi riscoperto, p. 204

I soggetti del mutamento Pag. 157: "In definitiva tra gli anni 60 e 80 del secolo scorso si era dispiegato un profondo rinnovamento del diritto italiano che trovava il suo unitario punto di riferimento nell’idea dell’attuazione costituzionale. Erano coinvolte sia la scienza giuridica, sia gli orientamenti dei giudici, sia l’attività legislativa [legge per ultima, ndr] determinando un nuovo modo d essere e di intendere gli istituti fondamentali del diritto privato"

Le tecniche del mutamento
La legge
Le sentenze
La dottrina (danno biologico)
Le tecniche UE
Le corti UE p. 198 ("Le Corti Europee hanno assunto un ruolo centrale nella definizione stessa dei principi generali del diritto contemporaneo, sottraendolo all’attività legislativa")

DOMANDA
La funzione del diritto.

Ma se gli istituti giuridici vengono inventati (v. s.p.a., il diritto comunitario, ma anche il principio di proporzionalità inventato dalle corti europee, p. 197)

Se il diritto persegue degli obiettivi p. 189 "(Ideologia del consumatore) L’obiettivo non è difendere soggetti socialmente deboli, ma garantire il più efficiente funzionamento del mercato".

Se il diritto usa tecniche sofisticate che possono essere usate per obiettivi diversi: p. 97 "La vicenda storica dimostra che il più o meno ampio ricorso alle clausole generali può avere funzioni molto diverse, conservatrici o innovatrici, a seconda sia del contesto ideologico e istituzionale del quale si colloca, sia dei valori prevalenti nella società e nel sistema giuridico".

Posto che è tecnologia ogni invenzione dell’uomo tesa a migliorare le condizioni di vita dell’uomo stesso non si deve concludere che il diritto è una tecnologia (nel senso che ho provato a descrivere nel mio libro “La creatività del giurista”)?

Si ricorderà il famoso "Uso alternativo del diritto" p. 83

Problemi relativi all’uso che si fa della tecnologia comune a tutte le tecnologie

Il giurista come ingegnere sociale

Rilevanza della formazione del giurista
Interdisciplinarità
Consapevolezza del ruolo del giurista: Non narratore di raccontini. Non mero consigliere del principe.

Registrazione della presentazione del volume "Capitalismo e diritto civile" di Cesare Salvi - Trento, 27 novembre 2015

Contro l'indifferenza (di Ugo Morelli)

Contro l'indifferenza (di Ugo Morelli)

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Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, ha definito l’indifferenza il male peggiore: perché è il contrario dell’amore, il contrario della vita, il contrario dell’intelligenza. E ancora molti anni fa, nel 1917, Antonio Gramsci aveva scritto: «L’indifferenza opera potentemente nella storia. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare».

Queste due citazioni, quasi a delimitare lo spazio del problema, aprono e chiudono l’ultima fatica di Ugo Morelli, Contro l’indifferenza. Possibilità creative, conformismo, saturazione, Raffaello Cortina editore, Milano, 2013, 16 euro.

Morelli scandaglia in profondità un atteggiamento che appare un modo di elaborare le passioni e che tende a non sentire la presenza degli altri, a trascurare i legami e a non far prendere parte alle relazioni e alle situazioni. Un atteggiamento che filtra le differenze (ovvero: la complessità del mondo) nel senso che stabilisce la soglia di quelle che consideriamo rilevanti e necessarie o, più semplicemente, sopportabili. Quando si esaurisce la capacità di contenere le differenze della realtà esterna, anche quelle che potrebbero essere positive, ecco che l’indifferenza prende il sopravvento: il mondo e gli altri non risuonano più in noi. Attraverso l’indifferenza sospendiamo la risonanza consapevole del mondo su di noi. Ma se così è, l’indifferenza blocca la stessa capacità di conoscere e di creare: essa innesca una regressione alimentando una crisi della presenza (eccesso di autoreferenzialità narcisistica) e del legame (carenza o alienazione del legame).

L’indifferenza, in particolare, permea due tra le possibili dinamiche della vita dei gruppi: il conformismo e la saturazione. Il primo si risolve nella crisi dell’immaginazione e della creatività. La seconda coincide con la crisi della possibilità che qualcosa di nuovo e generativo possa nascere all’interno di un gruppo.

Il dramma è che l’indifferenziato si propone oggi come un tratto distintivo del nostro tempo: una crisi del dono e della gratuità; una crisi delle aspettative di reciprocità; una implosione della progettualità individuale e della molteplicità condivisa.

Ciò che davvero viene minata alla base è la nostra capacità di immaginare e costruire il futuro. Ecco perché l’arma per combattere l’indifferenza è una sola: l’educazione. Non una educazione qualunque, ma quella che ne incarna lo spirito più vero: la capacità di imparare a modificarsi e a cambiare il mondo che ci circonda.

Il libro di Morelli scorre veloce, pur denso di richiami e citazioni immerso com’è nei rimandi ad altri libri e ad altri autori a testimonianza del saldo controllo dei riferimenti culturali. Se ne consiglia la lettura perché è un libro militante: se anche l’indifferenza può essere spia della sofferenza per la nostra transitorietà, non dobbiamo mai dimenticare le responsabilità che ci derivano dall’essere uomini. Che in questo caso vuol dire: dell’essere differenti e per questo capaci di costruire il nostro futuro.

 

(pubblicato su Il Corriere del Trentino del 21 gennaio 2014)

 

Psicologia cognitiva del diritto (di Carlo Bona e Rino Rumiati)

Psicologia cognitiva del diritto (di Carlo Bona e Rino Rumiati)

rumiati bonaLa pratica giudiziaria ogni giorno ci mette di fronte ad interrogativi complessi. È possibile che un teste, in perfetta buona fede, sia convinto di aver assistito a un fatto mai verificatosi? È possibile che una persona chiamata a un confronto «all’americana» riconosca, sempre in perfetta buona fede, l’autore di un fatto tra più persone, nessuna delle quali l’ha commesso? È possibile per un avvocato, con opportune strategie, generare falsi ricordi nel teste? Perché a volte si ravvisano nessi causali anche dove non ce ne sono? Perché siamo affascinati dalla prova scientifica, a volte fino al punto di non considerare gli altri dati che emergono dal processo? Perché la liquidazione del risarcimento è influenzata dall’esposizione a immagini cruente? La liquidazione del risarcimento dipende dalle emozioni provate dal giudice al momento del giudizio? Perché nelle transazioni a volte le parti optano per soluzioni per loro manifestamente pregiudizievoli? Molti atti ritenuti colposi vengono commessi prima che si abbia coscienza di commetterli? Giudici di una certa severità se riuniti in collegio pronunciano decisioni più severe di quelle che pronuncerebbero presi singolarmente?

Per rispondere ad interrogativi come questi non basta attingere al solo sapere giuridico. A queste e a molte altre domande che si pongono i giuristi pratici e quelli teorici non si può dare risposta se non analizzando i processi cognitivi. Occorre sapere come è strutturata e come funziona la memoria di parti, testi, avvocati e giudici, e, soprattutto, occorre sapere come si articolano i loro processi di pensiero ogniqualvolta siano coinvolti in un giudizio

Da qualche settimana è in libreria il libro di Carlo Bona e Rino Rumiati dal titolo: Psicologia cognitiva per il diritto. Ricordare, pensare e decidere nell'esperienza forense (Il Mulino, 2013, 26 euro).

In questo libro uno psicologo (Rino Rumiati, Università di Padova) e un giurista (Carlo Bona, Università di Trento) si sono messi insieme per capire che cosa la psicologia cognitiva può insegnare al mondo del diritto. Hanno scritto un testo che non è una giustapposizione di punti di vista ma un elaborato omogeneo perché compilato in tutto e per tutto a quattro mani: ogni passaggio è il distillato di un dialogo che dimostra lo sforzo di mettere al servizio di una impresa comune il rispettivo bagaglio culturale. Ciò che ne risulta è la prova che il lavoro interdisciplinare è tale solo se genera nuova conoscenza.

I giuristi apprenderanno molte cose leggendo questo libro. Specie quelli abituati a credere che il diritto sia una scienza per definizione scevra da contaminazioni. Gli autori dimostrano che senza tener presente i meccanismi di funzionamento della nostra mente difficilmente riusciamo a comprendere alcune dinamiche fondamentali come, ad esempio, quelle sottese al giudizio.

Da questo punto di vista si può dire che se esiste una «psicologia ingenua» esiste anche un «diritto ingenuo». La prima si basa sul senso comune e ritiene che si possano costruire teorie scientifiche senza preoccuparsi della loro attendibilità/falsificabilità. Il secondo si sostanzia nell’idea di diritto come sistema armonico che fornisce risposte razionali ai problemi secondo una logica formale e verificabile. Questo libro dimostra che le cose sono molto più complicate e che ci conviene comprenderle bene se vogliamo che il diritto non resti vuota finzione ma diventi sempre più strumento utile a governare una società ogni giorno più complessa.

La lettura del libro potrà risultare utile anche agli psicologi, specie a chi in vari ruoli (ad esempio: quelli di consulente e di perito) partecipa ad attività rilevanti per il diritto come può essere il processo e le decisioni che ivi maturano come esito di specifiche procedure.

 

(pubblicato su La gazzetta del Mezzogiorno del 18 gennaio 2014)

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