Giovanni Pascuzzi

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Contro l'indifferenza (di Ugo Morelli)

Contro l'indifferenza (di Ugo Morelli)

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Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, ha definito l’indifferenza il male peggiore: perché è il contrario dell’amore, il contrario della vita, il contrario dell’intelligenza. E ancora molti anni fa, nel 1917, Antonio Gramsci aveva scritto: «L’indifferenza opera potentemente nella storia. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare».

Queste due citazioni, quasi a delimitare lo spazio del problema, aprono e chiudono l’ultima fatica di Ugo Morelli, Contro l’indifferenza. Possibilità creative, conformismo, saturazione, Raffaello Cortina editore, Milano, 2013, 16 euro.

Morelli scandaglia in profondità un atteggiamento che appare un modo di elaborare le passioni e che tende a non sentire la presenza degli altri, a trascurare i legami e a non far prendere parte alle relazioni e alle situazioni. Un atteggiamento che filtra le differenze (ovvero: la complessità del mondo) nel senso che stabilisce la soglia di quelle che consideriamo rilevanti e necessarie o, più semplicemente, sopportabili. Quando si esaurisce la capacità di contenere le differenze della realtà esterna, anche quelle che potrebbero essere positive, ecco che l’indifferenza prende il sopravvento: il mondo e gli altri non risuonano più in noi. Attraverso l’indifferenza sospendiamo la risonanza consapevole del mondo su di noi. Ma se così è, l’indifferenza blocca la stessa capacità di conoscere e di creare: essa innesca una regressione alimentando una crisi della presenza (eccesso di autoreferenzialità narcisistica) e del legame (carenza o alienazione del legame).

L’indifferenza, in particolare, permea due tra le possibili dinamiche della vita dei gruppi: il conformismo e la saturazione. Il primo si risolve nella crisi dell’immaginazione e della creatività. La seconda coincide con la crisi della possibilità che qualcosa di nuovo e generativo possa nascere all’interno di un gruppo.

Il dramma è che l’indifferenziato si propone oggi come un tratto distintivo del nostro tempo: una crisi del dono e della gratuità; una crisi delle aspettative di reciprocità; una implosione della progettualità individuale e della molteplicità condivisa.

Ciò che davvero viene minata alla base è la nostra capacità di immaginare e costruire il futuro. Ecco perché l’arma per combattere l’indifferenza è una sola: l’educazione. Non una educazione qualunque, ma quella che ne incarna lo spirito più vero: la capacità di imparare a modificarsi e a cambiare il mondo che ci circonda.

Il libro di Morelli scorre veloce, pur denso di richiami e citazioni immerso com’è nei rimandi ad altri libri e ad altri autori a testimonianza del saldo controllo dei riferimenti culturali. Se ne consiglia la lettura perché è un libro militante: se anche l’indifferenza può essere spia della sofferenza per la nostra transitorietà, non dobbiamo mai dimenticare le responsabilità che ci derivano dall’essere uomini. Che in questo caso vuol dire: dell’essere differenti e per questo capaci di costruire il nostro futuro.

 

(pubblicato su Il Corriere del Trentino del 21 gennaio 2014)

 

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