Giovanni Pascuzzi

Tracce digitali di GIOVANNI PASCUZZI

Recensioni

La questione morale (di Enrico Berlinguer)

La questione morale (di Enrico Berlinguer)

berlinguer questione moraleIl 28 luglio 1981, Enrico Berlinguer rilasciò a La Repubblica una lunga intervista dal titolo “Dove va il PCI?”.

Buona parte dell’intervista venne dedicata alla “Questione morale”. Ed infatti con quel nome viene ricordata. L’intervista è stata ripubblicata in un libricino edito da Imprimatur (ma il testo si può reperire sul sito www.enricoberlinguer.it).

Per punti, il pensiero di Berlinguer può essere così sintetizzato.

1) I partiti (era il 1981) hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia.

2) I partiti di oggi (era il 1981) sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.

3) I partiti (era il 1981) hanno occupato lo Stato e le istituzioni, a cominciare dal governo.

4) Molti italiani (era il 1981) si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più.

Enrico Berlinguer sosteneva però che il PCI era diverso. Per tre ragioni:

  1. a) Il PCI vuole (voleva nel 1981) che i partiti cessino di occupare lo Stato.
  2. b) Il PCI vuole (voleva nel 1981) combattere e distruggere il privilegio ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.
  3. c) Il PCI vuole (voleva nel 1981) discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di inoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell’attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione.

Berlinguer sosteneva che la questione morale non si esaurisce nell’identificare e condannare i corrotti. Diceva testualmente: “La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche”.

Quasi quarant’anni dopo, cosa è cambiato da quella intervista?

Certamente non esiste più il PCI, come partito.

Non esiste un partito che possa rivendicare una “diversità”, come descritta da Berlinguer.

Non è più condiviso da molti il desiderio di costruire una società più giusta, e non assuma a valore la lotta per il benessere personale a prescindere dalla sorte degli altri. Si fa fatica a credere che non esista un partito che ponga al centro della propria esistenza le "masse crescenti di disoccupati, di inoccupati, di emarginati, di sfruttati" (che esistono, in gran numero, specie tra i giovani).

Ma è attuale l’analisi che cerca le cause dei “fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione”.

Attuale è anche l’analisi impietosa dei partiti.

Berlinguer, nel 1981, parlava di entità come il PCI, il PSI, la DC, il PSDI, il PRI, il PLI. Entità che non esistono più (se non nella forma, in qualche caso: i simboli elettorali hanno valore economico; nella sostanza e nella rilevanza politica).

Ma i partiti che sono venuti dopo non sono migliori di quelli che li hanno preceduti. Ed anche i movimenti che rivendicano di non essere partito per non condividerne i difetti stentano ad essere credibili sul piano della diversità.

La questione morale resta centrale. Essa riguarda la forma stessa dei partiti, il metodo di governo e la concezione della politica (non passione civile e grandi ideali, ma tutela dell’interesse spicciolo se non losco).

E per affrontarla occorre partire dal dato che Berlinguer sottolineava: gran parte degli italiani fa parte del “sistema immorale”. Ha ricevuto vantaggi dalla politica o spera di riceverne.

Da questo occorre partire: dal non confondere il diritto con il favore. Oggi come quaranta anni fa.

 

 

Fotogallery

Fotogallery
Image Detail Image Download
Fotogallery
Image Detail Image Download
Insediamento_Se...
Image Detail Image Download
20170416_162017
Image Detail Image Download
relatore
Image Detail Image Download

Questo sito utilizza cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.

  Accetti di proseguire la navigazione?