Giovanni Pascuzzi

Tracce digitali di GIOVANNI PASCUZZI

Recensioni

I padri d’arte (e i loro figli)

I padri d’arte (e i loro figli)

cristiano de andre

 

Può essere ingombrante qualcosa che non c’è?

Fabrizio De André è stato un gigante indiscusso della cultura italiana della seconda metà del ‘900.

Della sua vita privata conosciamo molte cose. Come si addice tutte le grandi personalità, infatti, molti libri hanno raccontato le sue vicende e quelle delle persone che hanno ruotato intorno a lui: il padre, le mogli, i figli Cristiano e Luvi.

Questi “satelliti” sono stati visti, di regola, in funzione del loro rapporto con il “pianeta”. Ma qual è il loro punto di vista? Cos’è della loro vita a prescindere da quel rapporto?

Cristiano De Andrè (classe 1962) ha voluto dare la propria versione nel libro intitolato, appunto: “La versione di C.” (Mondadori, 2016).

 

La funzione catartica del raccontarsi

C'è stato un momento, qualche anno fa, in cui si è presentato il bisogno di fare un bilancio della mia vita” (p. 95).

E’ stato difficile scavare nel passato, questo passato. Però credo fortemente che il libro nel quale vi siete immersi mi abbia permesso di affrontare tutti gli ambiti inesplorati della mia vita, in particolar modo quelli che, per come si sono evoluti, tardano a sedimentarsi. Questa autobiografia mi è servita anche per esorcizzarli e poterli liberare” (p. 192).

 

La madre

Avevo circa 10 anni quando iniziarono i primi screzi in famiglia e la mia adolescenza in casa è stata questo: vedere mia madre piangere. Prima per quei fugaci tradimenti, poi perché mio padre la lasciò. Lei non ha mai accettato quell’abbandono, perché era pazzamente innamorata di lui” (p. 38).

Negli anni lei cambiò un po' a causa delle delusioni affettive che la portarono, senza volerlo, a infondere in me uno spiccato senso di colpa, quasi che fossi stato io l'artefice di tutta la sua sofferenza” (p. 19).

 

Il padre

Ho impiegato quegli anni a dimostrare di essere all'altezza del cognome che porto. Non ho mai pensato di avere una potenza creativa, facevo sempre molta fatica a scrivere, perché ogni volta l'ombra di mio padre tornava a condizionarmi, irrompeva nella mia mente e diceva: «Che c**** stai scrivendo? Che ca**ta stai pensando?»” (p. 93)

Tuttavia ho compreso fin da subito di avere scelto la musica non per voler fare la carriera di mio padre, per seguire le sue orme, ma perché lo sentivo dentro” (p. 93).

La musica per me è sempre stata una rivincita su me stesso“ (p. 93).

Sono molti i versi di mio padre per i quali mi sono detto: «C**** perché non gli ho scritti io?»“ (p. 95).

Nella discarica delle occasioni perdute, anche dopo 50 anni, puoi richiedere formalmente di ritornare con la persona che non hai avuto modo di amare, o da chi non te lo ha concesso, per dimostrare che puoi farti ancora fulminare delle ragioni del cuore” (p. 96).

 

Gli amori e i figli

Cristiano De Andrè racconta degli amori più importanti della sua vita. Da Carmen ha avuto i figli Fabrizia, Francesca e Filippo. Da Sabrina la figlia Alice, nata nel 1999 (poco dopo la morte di papà Fabrizio). Narra di rapporti teneri ma anche burrascosi, costellati anche di qualche evento inconfessabile:

Durante quei giorni così alienanti incappai in un misfatto che ancora mi pesa addosso come un macigno. Alice dormiva dalla nonna, io e Sabrina rientrando a casa dopo una cena avemmo un grave litigio che degenerò fisicamente. Ancora non so spiegarmelo, ancora mi maledico per aver alzato le mani” (p. 175-176).

 

La dipendenza

Cristiano racconta di come a 15 anni cominciò ad usare l’eroina. Dei problemi di salute. Dell’affrancazione ma anche delle ricadute. Questo aspetto della sua vita è anche all’origine (almeno in parte) del rapporto complicato con i propri figli.

 

La vita artistica e la propria visione del mondo

Nel libro Cristiano narra la genesi della sua copiosa produzione artistica e dei successi ottenuti (compreso un secondo posto al Festival di Sanremo nel 1993 che portò papà Fabrizio, di regola avaro di manifestazioni di affetto (p. 29), a dirgli: “Questa è la seconda c***o di soddisfazione che mi dai dopo il dentice pescato a sei anni” (p. 30). A più riprese egli espone anche il suo modo di vedere le cose:

Credo di avere avuto un vantaggio in questo triste cambiamento: sono nato in tempo. Sono cresciuto in una generazione, probabilmente l'ultima, che ha ricevuto gli insegnamenti giusti e di conseguenza è stata messa nella condizione di accorgersi dei cambiamenti, di viverli per quello che valevano e di saper discernere senza tradirsi” (p. 128).

Arrivava ovunque l’errato messaggio che la felicità si sarebbe potuta comprare. Poi, si sa, più si va verso la sponda della compravendita di tutto, più si perde aderenza con quello che sta dall'altra parte, ovvero il calore umano, il valore della famiglia, l'attenzione per le piccole cose” (p. 129).

 

Il libro contiene molte cose. Una, mi sembra, assume particolare importanza.

Ci sono persone che non hanno mai avuto o hanno perso prestissimo il padre. Devono quindi misurarsi con un’assenza che dura tutta la vita che li porta a chiedersi: “come sarebbe stato se ci fosse stato lui”?

E si sono persone che devono convivere con padri ingombranti, perché hanno una personalità forte, hanno avuto successo o per tante altre ragioni.

Cristiano De André sembra aver vissuto contemporaneamente entrambe queste situazioni.

Leggere il suo libro aiuta a capire le dinamiche profonde delle relazioni familiari.

Perché la frase che conclude il libro (al termine di una lettera che Cristiano scrive a suo padre e che da sola giustifica l’acquisto del volume) è la frase che ogni persona che sta leggendo queste righe, sono certo, direbbe al proprio padre.

(18 agosto 2018)

 

 

 

Fotogallery

Fotogallery
Image Detail Image Download
Fotogallery
Image Detail Image Download
Insediamento_Se...
Image Detail Image Download
20170416_162017
Image Detail Image Download
relatore
Image Detail Image Download

Questo sito utilizza cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.

  Accetti di proseguire la navigazione?