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La guarigione (recensione)

La guarigione

Corriere del Trentino, 2 marzo 2016

I rivolgimenti innescati dall'arrivo dell'ex sindaco di Firenze, Matteo Renzi, alla guida di quello che un tempo era stato il partito della «gente comunista», sono raccontati nel libro dal titolo «La guarigione», presentato recentemente in un incontro al teatro di Pergine.

Il volume, scritto da Antonio Martini, ruota intorno alla vicenda umana di Pierluigi Bersani: il segretario che non vinse per un soffio le elezioni, che non divenne presidente del Consiglio, che lasciò la segreteria dopo il «pasticciaccio brutto» da cui si usci con la rielezione di Napolitano e che fu colpito da un ictus. Il titolo si riferisce, in prima battuta, proprio al percorso intrapreso per superare la malattia.

Occorre però chiarire che, nel libro, il nome di Bersani non appare mai. Come non appare quello di Renzi o di chiunque altro, se si esclude Enrico Berlinguer, il segretario per antonomasia. Tutti i personaggi sono individuati con il ruolo che essi ricoprono nella storia: il Vecchio segretario, il Giovane segretario, il Traditore, 11 Capo della destra, l'infermiera comunista e così via. Il ruolo diventa quasi una gabbia: come se ognuno non avesse avuto altra possibilità che quella di recitare la parte affidata senza poter realmente incidere sugli eventi.

Eppure il libro si sofferma molto sui profili umani ed emotivi dei protagonisti: esso diventa, per questa via, un piccolo affresco paradigmatico di ciò che accade quando un mondo nuovo si sostituisce a un mondo che non c'è più (come sembra essere avvenuto, appunto, nel Partito democratico).

Tra i temi affrontati da Antonio Martini, infatti, ci sono: il ricambio generazionale; la tendenza a salire sul carro del vincitore; il crollo della politica che si alimenta solo di cinismo una volta smarrita la dimensione degli ideali; il desiderio dei cittadini di delegare tutte le scelte al leader senza ormai più chiedersi se è in loro potere fare qualcosa per provare a cambiare le cose.

L'autore sceglie l'angolo di visuale dei «vinti»: quello del mondo che ruotava intorno al Vecchio segretario convinto della necessità di fare spazio ai più giovani ma torturato dal dubbio che tale spazio sia stato lasciato al giovane sbagliato.

Se è vero che il libro racconta la storia di un declino umano, è altrettanto vero che la bussola è proprio il titolo: «La guarigione». Forse quel vecchio mondo non è morto, ma deve trovare nuovi modi di esprimersi. A ben vedere è questo, oggi, lo snodo importante per il Partito democratico. Anche in Trentino.

 

 

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