Giovanni Pascuzzi

Tracce digitali di GIOVANNI PASCUZZI

Focus

Focus: le due autonomie (31 luglio 2019)

Focus: le due autonomie (31 luglio 2019)

 

Grazie ad un articolo del Corriere del Trentino, ho potuto apprendere che, in sede di discussione in consiglio provinciale della legge di assestamento di bilancio, due consiglieri di maggioranza hanno presentato due emendamenti per modificare le modalità di nomina del Presidente dell’Opera Universitaria: mentre oggi per la nomina del Presidente dell’Opera occorre l’intesa tra Università (il Rettore) e la Provincia, gli emendamenti avrebbero voluto che la nomina fosse di competenza provinciale “sentito il Rettore”.

In pratica: il Rettore avrebbe dovuto esprimere solo un parere non vincolante, anziché essere artefice della nomina insieme alla PAT grazie all’intesa. Un chiaro “declassamento” del ruolo.

Gli studenti dell’Udu si sono molto spesi per contrastare questo proposito. Il Rettore ha rilasciato qualche dichiarazione ai giornali (le trovi in rassegna stampa).

Alla fine gli emendamenti sono stati: uno ritirato, l’altro respinto dall’aula. Quindi nulla è cambiato. Ora Rettore e Assessore Bisesti dovranno trovare un accordo sul nome del nuovo Presidente dell’Opera Universitaria.

Su quanto accaduto vorrei dire quanto segue:

a) del rinnovo della carica di Presidente dell’Opera Universitaria non si è mai parlato in Senato. Preciso che il Rettore non era tenuto a farlo. Ma magari parlarne sarebbe stato un modo per ragionare collegialmente sul "temporale" che stava arrivando. Dobbiamo sempre decidere se il modello verticistico che è stato costruito sia il migliore possibile;

b) sulla vicenda in sé, condivido le considerazioni svolte dal Prof. Diego Quaglioni nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere del Trentino;

c) ma la vicenda rimanda al tema generale del rapporto tra le due autonomia (PAT e Unitn) che non è stato mai affrontato fino in fondo.

Approfondisco questo aspetto.

Gli studenti si sono molto spesi per difendere l’autonomia dell’Università. Bene. Ma sarebbe un grave errore pensare che l’episodio di cui si discute sia l’unico nel quale ci siano stati tentativi di ingerenze. Provo a fare un piccolo elenco.

La delega. La scelta di chiedere la delega sull’Università fu operata, in maniera unilaterale, da chi nel 2009 dirigeva la Provincia. Non è mai stato chiarito se il rettore di allora fosse a conoscenza della decisione. Di certo essa venne comunicata a cose fatte e senza che all’ateneo fosse data la possibilità di esprimere una qualsiasi valutazione né sul se né sul come. Il rapporto tra le due autonomie ha questo “peccato originale” (che fa impallidire ogni altra cosa): all’Università non è mai stato chiesto di decidere se voleva la cosiddetta “provincializzazione”. Non fu una umiliazione?

La distribuzione dei poteri. Durante i lavori della commissione incaricata di redigere le linee guida per l’attuazione della delega qualcuno avrebbe voluto un rettore non eletto dal corpo accademico bensì nominato dal cda (di espressione provinciale); e la rappresentanza legale non in capo al rettore bensì al presidente del cda. Quelle proposte non passarono per l’impegno di chi, in esse, vedeva uno snaturamento dell’università.

Gli obiettivi della ricerca. Nel dicembre del 2010 la giunta provinciale approvò un documento nel quale si leggeva che, come effetto dell’accordo di Milano, Provincia e università avrebbero dovuto «negoziare gli obiettivi della ricerca». Il 19 gennaio 2011 pubblicai un mio editoriale nel quale spiegavo i pericoli insiti in quella affermazione e chiedevo di chiarirla. Ne nacque un dialogo a distanza con il governatore di allora, che provocò molte altre prese di posizione.

Chi può pretendere cosa. Il 29 novembre 2011 Antonello Briosi (allora vicepresidente di Confindustria) criticò lo stallo che a suo dire si stava verificando sul progetto Meccatronica a Rovereto. Il 2 dicembre 2011, il rettore Bassi disse al Corriere del Trentino: «Dellai è sconcertante». Il giorno dopo, il Corriere del Trentino riportava tra virgolette la seguente dichiarazione di Lorenzo Dellai: «Il rettore lamenta invasioni di campo? La crisi non lo permette più, è finito il tempo delle riserve di responsabilità. L’università si muova, è un nostro diritto».

Chi deve insegnare cosa. Nel 2017, Ugo Rossi, allora presidente della Provincia criticò (ed era ed è un suo pieno diritto) i contenuti di un’intervista rilasciata da un nostro collega di Unitn. Ma lo fece usando un tono aggressivo (implicito nel voler ricordare chi paga gli stipendi dei docenti dell’Università di Trento) e formulando un invito a tacere rivolto a non meglio precisati docenti che emetterebbero sentenze invece di fare approfondimenti scientifici.

Il problema del debito. E’ finalmente emerso che l’ateneo vanta nei confronti della Provincia un credito di più di 200 milioni di euro. Questo ha comportato, per l’Università, un pregiudizio ingente. Soprattutto ha dimostrato quanto davvero indipendente sia un cda dell’ateneo di emanazione quasi esclusivamente provinciale.

La nomina del Presidente. Ad ottobre 2018 l’allora Assessora alla ricerca Sara Ferrari rilasciò pubbliche dichiarazioni nelle quali non fece mistero di non essere stata neanche consultata in ordine alla proposta di nomina del nuovo Presidente dell’Università dando l’idea che la stessa nomina sia stata una scelta personale dell’allora Presidente Rossi (a legislatura praticamente conclusa).

Il lettore giudicherà se questo piccolo elenco (che potrebbe essere molto più lungo) contenga esempi di ingerenze. Ribadito per l’ennesima volta che si può solo essere grati alla Provincia di Trento che presta molta attenzione al mondo della ricerca e della formazione, io penso che il rischio di ingerenze sia sempre concreto ed esempi ce ne sono già stati. Gli antidoti sono semplici per entrambe le autonomie: rispetto reciproco, autorevolezza, schiettezza. E una buona dose di realismo. Che oggi significa chiedersi se, quelli esistenti, sono davvero gli strumenti migliori per assicurare una proficua collaborazione tra Provincia e università.

Aggiungo che c’è un pericolo in più. Qualcuno nell’attuale maggioranza che governa la Provincia può vedere nell’Ateneo un alleato nostalgico della vecchia maggioranza. Sarebbe la dimostrazione di quanto deleteria sia stata la “provincializzazione”. Occorre trovare strumenti che rendano l’Università autonoma della Provincia (nel reciproco rispetto) quale che sia il colore politico della maggioranza che la governa.

 

 

Fotogallery

Fotogallery
Image Detail Image Download
Fotogallery
Image Detail Image Download
Insediamento_Se...
Image Detail Image Download
20170416_162017
Image Detail Image Download
relatore
Image Detail Image Download

Questo sito utilizza cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.

  Accetti di proseguire la navigazione?