Giovanni Pascuzzi

Tracce digitali di GIOVANNI PASCUZZI

Focus

Focus: check and balance (sul Senato accademico) (29 aprile 2019).

Focus: check and balance (sul Senato accademico) (29 aprile 2019).

Con l’espressione inglese check and balance ("controllo e bilanciamento reciproco") si indica quell'insieme di meccanismi politico-istituzionali finalizzati a mantenere l'equilibrio tra i vari poteri al fine di evitare l’assolutismo e salvaguardare la libertà dei cittadini.

Vorrei partire da tale espressione per fare una riflessione sull’attuale Senato.

Fino al 2012 il Senato accademico era composto dal Rettore e dai 7 Presidi delle Facoltà. Questi ultimi erano eletti da “constituency” molto ben definite e (si diceva) finivano per interpretare i soli interessi delle Facoltà a discapito di una possibile visione comune. In ogni caso il Senato non aveva il monopolio assoluto delle decisioni, perché le questioni relative alla ricerca erano appannaggio di un altro organo: la Commissione per la ricerca scientifica (CRS). E tra i due organi esisteva una precisa dialettica istituzionale (la CRS, ad esempio, era chiamata a fornire pareri obbligatori su temi cruciali come la programmazione e la ripartizione delle risorse).

I “padri della riforma”, seguita alla cosiddetta provincializzazione, erano convinti che quello fosse un modello sbagliato. Ritenevano essere controproducente l’isolamento del Rettore che nessun programma avrebbe potuto attuare (se non a prezzo di estenuanti e inefficienti negoziazioni) essendo da solo contro 7 Presidi animati da interessi particolari.

Di qui l’idea di avere un Senato composto dal Rettore e dalla sua squadra (i 3 senatori da lui nominati) e da 4 Senatori eletti, non rappresentanti delle Facoltà bensì dell’intera comunità (anche se la successiva scelta di distinguere l’elettorato attivo in collegi di “valle” e di “collina” ha artificiosamente vanificato questo obiettivo).

Nell’idea dei “padri” questa composizione avrebbe dovuto garantire quella dialettica del bilanciamento e del controllo, anche perché non esistendo più la Commissione scientifica (l’attuale Consulta non è ad essa paragonabile) ed avendone il Senato assunto, di fatto, le competenze, non c’è nessun organo esterno al Senato che possa operare da contraltare e da controllore (tralascio gli aspetti legati al cda -che esisteva ed esiste, sia pure con competenze in parte mutate-: riprenderò un’altra volta questo tema).

I “padri della riforma” non avevano previsto ciò che è accaduto (o forse è accaduto proprio quello che volevano).

Due, in particolare, i fenomeni importanti che si sono registrati:

  1. a) la stessa maggioranza che elegge il Rettore, di fatto, può eleggere o elegge anche tutti (o quasi) i Senatori rappresentanti della comunità (proprio la divisione dell’elettorato attivo tra valle e collina rende molto difficile eleggere qualcuno che non si sia unito alla maggioranza che ha eletto il Rettore). Il risultato è che da 7 “gruppi” si è passati ad un solo “gruppo” (o quasi);
  2. b) alcuni Senatori eletti accettano di essere nominati Pro-Rettori, e, quindi, di entrare a far parte della squadra del Rettore (in questo momento io sono l’unico componente del Senato a non essere nominato e a non aver nessun incarico rettorale).

In sintesi: prima c’era un Senato dove il Rettore doveva “combattere” con 7 Presidi animati (si diceva) da interessi particolaristici; ora abbiamo un Senato che è tutto (o quasi) “squadra del Rettore”. Manca la dialettica tra organi, manca il bilanciamento, manca (o quasi) il controllo (interno ed esterno).

Ciò che è stato realizzato è un modello nel quale il Rettore (dopo essere stato eletto) assume un potere praticamente assoluto coadiuvato da un consesso di suoi nominati/delegati che somiglia di più ad un “Consiglio privato” che ad un organo dove si confrontano dialetticamente opinioni/visioni diverse.

Il modello realizzato è estremamente verticistico (ed autoritario). Un modello che rende astrattamente possibili abusi di autorità e comportamenti opportunistici da parte del vertice o da parte di alleanze maggioritarie in seno all’ateneo

È una situazione, a mio avviso, di estrema problematicità. Probabilmente il modello previgente aveva dei limiti: ma il rimedio è certamente peggiore del male.

I Senatori eletti dovrebbero, sempre a mio avviso, rinunciare a ricoprire la carica di ProRettore.

Tutti dovremmo riflettere sul fatto che un Senato composto interamente o quasi da nominati e/o membri della squadra del Rettore non è utile all’Ateneo. Oltre a riflettere, sarebbe bene agire per modificare (rapidamente) questo stato di cose.

Quella esposta è una riflessione di carattere generale e non fa alcun riferimento alle persone che hanno ricoperto o ricoprono i ruoli che ho citato.

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