Giovanni Pascuzzi

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Focus

Focus: associati che hanno conseguito l’abilitazione alla prima fascia (11 giugno 2019).

Focus: associati che hanno conseguito l’abilitazione alla prima fascia. (11 giugno 2019)

Nel verbale relativo alla seduta del Senato dell’8 maggio 2019 (reperibile in “Aree riservate” di MyUnitn) si legge testualmente: “Il prof. Pascuzzi ….propone inoltre di avviare, in una delle prossime sedute, una riflessione in merito alla situazione dei professori associati abilitati alla prima fascia, anche attraverso l’acquisizione di dati numerici suddivisi per struttura”.

Ho posto questo problema perché credo sia giusto riflettere su un problema che in più di una occasione ho definito “una bomba sociale”.

I DATI. Alla data del 20/5/2019 risultano essere 154 (150 associati e 4 RTDB) i colleghi che hanno conseguito l’abilitazione alla prima fascia. In qualche caso (una trentina) alcuni colleghi hanno conseguito anche una doppia abilitazione. Di seguito un piccolo prospetto riassuntivo per struttura di appartenenza: Cibio 11; C3A 6; Dip. Economia 12; Dip. Fisica 12; DISI 14; DII 14; Dip. Lettere 21; Dip. Matematica 8; Cimec 8; Scuola Studi Internazionali 5; Dip. Psicologia e Sc. Cogn. 3; Dip. Sociologia 12; Dicam 16; Fac. Giurisprudenza 12; Totale 154. Il numero è destinato a crescere perché verosimilmente altri colleghi otterranno l’abilitazione.

CONSIDERAZIONI GENERALI SUL MECCANISMO CONCORSUALE. Secondo la legge, l'abilitazione non è l'acquisizione del diritto a una progressione di carriera, né rappresenta il superamento di un esame di idoneità. L'abilitazione è solo un titolo onorifico che riconosce il merito e consente l'accesso ai concorsi locali. Per questi motivi la valutazione nazionale è pensata come non comparativa (tutti coloro che fanno domanda possono essere abilitati) e valuta solo un aspetto dell'attività universitaria (la competenza scientifica di base). Con l'abilitazione è riconosciuta l'ammissibilità ai concorsi, non si vince alcuna posizione accademica. In passato, nessuno si è mai posto il problema di chiamare in cattedra tutti coloro che avevano acquisito la libera docenza.

La legge è stata applicata in maniera non omogenea. Per molti l'ASN funziona come un esame nazionale, qualche commissione giudica in modo comparativo (lo scandalo dei giuristi di Firenze è dovuto proprio al tentativo di non abilitare chi non si voleva chiamare). In sede locale la valutazione dovrebbe considerare anche gli aspetti didattici e istituzionali e non limitarsi alla produzione scientifica.
L'attuale sistema concorsuale è virtuoso sulla carta, ma nei fatti somma le nefandezze dei vecchi concorsi nazionali e le pratiche poco trasparenti dei precedenti concorsi locali. Tale sistema, inoltre, ha propiziato la nascita di un gruppo numericamente molto consistente di abilitati che pone oggettivamente dei problemi.
 

RIFLETTERE SULLA SITUAZIONE CHE SI E' CREATA. Mi rendo conto che l’espressione “bomba sociale” possa risultare un po’ “forte”. Ma con essa voglio sintetizzare il fatto che un numero elevato di colleghi (154 - su poco più di 600 che costituiscono il totale dei docenti Unitn - rappresentano un quarto del totale: una parte significativa, quindi) ha maturato l’aspettativa (anche se non il diritto) ad un avanzamento di carriera ma difficilmente tale avanzamento potrà essere assicurato a tutti almeno nel breve periodo. Varie le ragioni e tutte note: salvo che il governo vari programmi di reclutamento straordinario, le risorse per le promozioni arrivano solo dal turn over; occorre rispettare il rapporto (45% - 55%) tra professori ordinari e professori associati; è necessario rispettare i tempi spesso non brevi per l’espletamento delle procedure concorsuali e così via.

Questo stato di cose può ingenerare frustrazione, apatia, chiusura in se stessi, conflitti tra colleghi che condividono gli stessi spazi di lavoro o spazi limitrofi, con conseguenze non positive per la comunità e per l’istituzione: di qui il ricorso a quella espressione. A volte mi viene da pensare che questo esito sia stato voluto proprio per dare una ulteriore batosta alla istituzione universitaria.

Il problema non è facilmente risolvibile. Ma forse qualcosa si può fare almeno per testimoniare che esso è ben presente. Previa verifica della percorribilità giuridica (e della opportunità in termini di politica di reclutamento) di quanto sto per dire, si può pensare ad un riconoscimento di natura economica per gli abilitati. Altra possibilità è che si riconosca anche agli abilitati alla prima fascia di ricoprire quei ruoli oggi riservati solo ai professori ordinari. Sarebbero dei modi per valorizzare i colleghi che si trovano nella situazione descritta e per riconoscere l’importanza del loro apporto.

Sono ovviamente disponibile ad ascoltare ogni commento/suggerimento.

Ho sollevato il tema per avviare una riflessione anche in Senato.

 

 

 

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