Giovanni Pascuzzi

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La staffetta all'autobrennero

Corriere del Trentino, 28 aprile 2016

In ambito sportivo, la parola «staffetta» individua le gare nelle quali compete un singolo atleta alla volta per ogni squadra. Si pensi alla 4x100 nel nuoto o nell'atletica leggera. Celebre è rimasta anche la staffetta - come ricordato nell'editoriale di domenica - tra Mazzola e Rivera nella nazionale allenata da Valcareggi ai mondiali di Messico '7o. Ma il significato della parola, in quello specifico episodio, si colorava di connotati particolari che diventano più evidenti allorché di staffetta si parla nel contesto politico.

La nascita del secondo governo Craxi, nel 1986, fu da tutti considerata come vincolata a un «patto della staffetta» con Ciriaco De Mita. L'allora segretario del Partito socialista si sarebbe dovuto dimettere dopo un anno per lasciare spazio a un democristiano (proprio il leader avellinese). Beffino Craxi, dopo molti mesi, sconfessò l'accordo provocando la reazione degli alleati: si giunse alla crisi di governo e poi alle elezioni politiche anticipate. Di staffetta si è parlato anche di recente quando Matteo Renzi ha sostituito Enrico Letta alla presidenza del Consiglio dei ministri: in questo caso, a differenza del duello Dc-Psi targato anni Ottanta, gli staffettisti appartenevano allo stesso partito.

Le vicende appena evocate mi sono tornate in mente quando sulla stampa si è fatto cenno al patto che si sta profilando tra Patt e Pd per la presidenza dell'Autobrennero la cui assemblea si tiene oggi. L'uso della parola «staffetta» in ambito politico non presuppone una competizione tra squadre diverse come avviene quando si parla di sport. La competizione c'è, ma è all'interno della stessa squadra (di governo). Spesso non è una competizione cooperativa (cum petere: chiedere insieme, andare insieme) in vista di un comune obiettivo, ma è volta a un'affermazione del singolo «pezzo» della squadra che cerca di trarre una qualche rendita di posizione così da conquistare maggiori fette di potere, funzionali alla crescita del consenso elettorale.

Nelle staffette sportive lo spettacolo è piacevole per il pubblico. In ambito politico non può dirsi altrettanto in quanto tali passaggi di testimone sono frutto di patti spartitori che, sorti nella cosiddetta Prima repubblica, sono tranquillamente sopravvissuti a essa. In ogni caso, quando le staffette non rispondono ai canoni dello spirito sportivo più genuino, non sono utili alla comunità degli amministrati e nemmeno ai pezzi della coalizione di governo: non servono né ad andare più veloci né ad andare lontano.

Giovanni Pascuzzi

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