Giovanni Pascuzzi

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Di Maio e il Professore

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Nei giorni scorsi il Vice Presidente del Consiglio ha affermato: «Se Banca d’Italia vuole un governo che non tocca la Fornero, la prossima volta si presenti alle elezioni con questo programma».

Oggi sul Corriere della Sera, uno dei più autorevoli esponenti dell’Accademia nonché già titolare di importanti cariche istituzionali, dimostra che quella affermazione non sta né in cielo né in terra con una serie di dotte considerazioni (una vera «lezione»).

Come sempre accade una parte della tifoseria si schiererà con il primo, insultando il secondo; e l’altra parte si schiererà con il secondo godendo di poter dare dell’ignorante al primo.

In ogni caso, poca cosa: il Corriere della Sera viene letto da sempre meno persone (oggi vende poco più di 200.000 copie quando vent’anni fa ne vendeva circa 800.000). Soprattutto sempre più italiani sono stanchi delle tifoserie (o di quello che sono capaci di fare i leader politici di riferimento) e semplicemente non vanno più a votare mandando a quel paese tutto e tutti.

Il professore (docente/formatore/educatore) è chiamato a fare due cose:

  1. valutare gli apprendimenti degli alunni/studenti dando i voti e, se del caso, rispiegando la lezione non capita.
  2. valutare la qualità dei processi formativi e dei risultati complessivi raggiunti.

Con una terminologia industriale (tanto cara ai valutatori contemporanei) la prima si chiama “valutazione del prodotto” la seconda “valutazione del processo”.

Cosa è più importante oggi? La prima, e quindi mettere i voti ad un “alunno” a prima vista non particolarmente brillante facendogli una specie di paternale? O la seconda e quindi chiedersi: come è possibile che assumano ruoli decisionali rilevanti persone per ipotesi digiune di nozioni elementari? E, soprattutto, cosa si deve fare perché questo non accada? Esistono strumenti normativi e istituzionali per difendere la democrazia e promuovere la competenza in politica (problemi che, ahimè, non sorgono oggi)?

I professori (specie quelli di vaglia) dovrebbero dedicarsi poco a valutare i “prodotti” e molto a riflettere sui “processi”.

In ambito formativo, quando la valutazione dei processi mostra delle criticità, di regola i docenti sono parte del problema.

 

 

 

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