Giovanni Pascuzzi

Tracce digitali di GIOVANNI PASCUZZI

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Stampa, propaganda, maturità

Stampa, propaganda, maturità

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Una delle esperienze formative più importanti della mia vita l’ho avuta a 14 anni. La professoressa di Lettere del primo anno di liceo (si chiamava Galantino e voglio dirle, ovunque sia, che le sono ancora grato) ci invitò a portare in classe un quotidiano a scelta. Imparammo dalla semplice giustapposizione dei diversi giornali quanto importante sia: a) la scelta delle notizie; b) il risalto dato alle notizie; c) gli elementi delle notizie poste in esponente; d) i commenti alle notizie. I diversi giornali, infatti: a) “aprivano” con notizie diverse; b) omettevano notizie da altri espresse, viceversa, con molto risalto; c) enfatizzavano dettagli al contrario omessi da altri; d) commentavano in maniera differente le notizie.

I mezzi di informazione sono di fondamentale importanza. La Corte di Cassazione (sezione V penale; sentenza, 9 febbraio 2011, n. 15447) ha detto che si deve convenire “con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo allorché afferma che i giornali sono i c.d. «cani da guardia» (watch-dog) della democrazia e delle istituzioni, anche giudiziarie (v., tra le tante, Kobenter e Standard c. Austria, caso n. 60899/00)”.

Bisogna essere consapevoli, però, che le fonti di informazione possono essere usate per esercitare un potere persuasivo e manipolativo. E’ addirittura superfluo ricordare due film che non a caso si chiamano “Quarto potere” e “Quinto potere”.

Un tempo esistevano i giornali “organi di partito” che venivano contrapposti alla cosiddetta “libera stampa”. I primi erano schierati per definizione, con la funzione di sostenere una certa tesi e “indottrinare” i lettori. La seconda (si diceva e si dice) è al servizio del lettore, fornisce teoricamente tutti i fatti (soprattutto quelli scomodi ai potenti), ospitano punti di vista differenti. Punto di onore di alcuni giornali è proprio quello di fare “libera stampa” e non propaganda.

La questione se esiste e se possa esistere una “libera stampa” si pone da tanto tempo. Oggi sono sotto gli occhi di tutti i giornali (di diverso orientamento) che tendono a piegare le notizie alle tesi che vogliono sostenere. Sia chiaro: è fisiologico ed anche giusto che un giornale abbia la sua “linea”. L’oggettività non esiste. E se un giornale non nasconde di avere un certo orientamento fa una operazione di meritevole trasparenza. Ma un conto è l’orientamento, altra cosa è, appunto, la propaganda. Uno dei giornali con cui collaboro, da qualche tempo ha cominciato una campagna martellante e a senso unico su un certo problema. Ho spedito un articolo che cercava di dimostrare come lo stesso problema potesse essere visto da un altro punto di vista. Il Direttore mi ha detto che l’articolo era ok. Salvo riscrivermi qualche giorno dopo per dirmi che nella confusione estiva è andato perso e che non era più possibile pubblicarlo. La mia collaborazione a quel giornale è giunta al capolinea. Ma questo è il meno. Da semplice lettore ho capito che non ha senso rinnovare l’abbonamento a quel giornale.

E questo è il punto. Cosa possiamo fare noi? Alcune operazioni sono semplici:

  1. Non fidarsi delle notizie gratuite. Se non sborsiamo soldi, stiamo semplicemente pagando in un’altra maniera (i. e.: stiamo accettando di essere manipolati).
  2. Non leggere mai una sola fonte su una certa informazione.
  3. Non prendere per oro colato quello che ci viene detto. Quando viene riportata la dichiarazione di qualcuno cercare la fonte originale (ad esempio: il profilo FB del politico) per leggere per intero quello che ha detto.
  4. Non cercare conferme, ma cercare dubbi. Non dobbiamo affezionarci alle tesi di un giornale. Innanzitutto perché può funzionare come al supermercato: vendono un prodotto a prezzo scontatissimo per poi rifarsi con la vendita di tutti gli altri prodotti. Così, ammaliati dalla notizia e dal commento che ci piace, beviamo come oro colato tutte le altre notizie che magari nascondono insidie.
  5. Dobbiamo leggere soprattutto le cose che ci mettono in imbarazzo. Quelle che fanno vacillare le nostre convinzioni. Per rispondere alla domanda: perché certe notizie ci mettono in imbarazzo? E da lì cominciare a riflettere su noi stessi.
  6. Non dobbiamo assecondare la tendenza ad essere più indulgenti con quelli che propugnano idee simili alle nostre. Con i nostri “amici” dobbiamo essere molto più esigenti di quanto non lo siamo con chi la pensa diversamente da noi.

In questi giorni c’è un gran lamento su come si è ridotto il nostro Paese. Possiamo ragionevolmente affermare che le radici di questo stato di cose affondano nel tempo. Molto lontano nel tempo. Forse nella nostra stessa indole e nel nostro modo di intendere la cittadinanza.

Nessuno può tirarsi fuori, perché il nostro Paese siamo noi.

I “cani da guardia” della democrazia siamo noi prima ancora dei giornali. Possiamo fare molto, nel nostro piccolo, per migliorare. Non con gli insulti. Non con il tifo. Non con la voglia di andare a comandare.  Semplicemente facendo le pulci a chi detiene un qualsivoglia potere. Sia che si tratti di un nostro nemico. Sia, soprattutto, se si tratta di uno che la pensa come noi.

 

19 agosto 2018

 

 

 

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