Giovanni Pascuzzi

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Reattività o proattività? (A proposito dei ponti sulla A14 e sulla A10)

esplosione bologna 4

 

Il giurista può guardare ai fenomeni in due modi diversi (ma connessi).

a) In un primo modo il giurista guarda i fenomeni alla luce del diritto vigente. Egli veste i panni dell’ “interprete” e definisce come si devono giudicare i fatti quando sono avvenuti. L’esempio tipico è quello del giudice chiamano a decidere chi deve essere ritenuto responsabile per l’incidente verificatosi sulla A14, presso Bologna, il 6 agosto 2018 quando una autocisterna piena di materiale infiammabile, tamponando un tir che la precedeva, ha innescato una esplosione e il conseguente crollo di un ponte autostradale in uno degli snodi viari più importante d’Italia (oltre a cagionare feriti e altri danni materiali, senza dimenticare l’unica vittima, ovvero il guidatore dell’autocisterna).

b) Ma il giurista può vestire anche i panni del cosiddetto “ingegnere sociale” (o, sotto altro profilo, dell’ ”architetto delle scelte”) che si preoccupa di disciplinare i rapporti sociali al fine, ad esempio, di imporre comportamenti che prevengano gli incidenti (le finalità che si possono perseguire sono infinite).

La logica che governa il paradigma a) è quella della rigorosa attribuzione delle responsabilità. Una logica che potremmo definire “reattiva”. In tale contesto è persino superfluo ribadire la necessità di rispettare il principio di non colpevolezza (specie se sono coinvolte responsabilità penali). Per attribuire le responsabilità occorrono i processi (con le connesse irrinunciabili garanzie) che mirano innanzitutto all’accertamento dei fatti. Questa attività (logicamente preliminare) è fondamentale perché l’accertamento dei fatti consente di capire le cause che hanno prodotto certi avvenimenti e di rimuoverle affinché non si verifichino più in futuro.

La logica che governa il paradigma b), è, invece, di tipo “proattivo”. Dopo aver compreso bene perché un certo fenomeno si verifica, si introducono delle misure (normative ma anche di altro tipo) per incidere sul fenomeno per prevenirlo, correggerlo e simili.

Quando si verifica un evento traumatico (come può essere il crollo di un ponte) parte (giustamente, sia chiaro) la caccia al responsabile. Le persone, cioè, sono in prevalenza attratte dalla logica “reattiva”. Ma toccherà ad avvocati e giudici lavorare per accertare le responsabilità e applicare, con tutte le garanzie, il diritto vigente.

Molte meno persone, invece, si lasciano attrarre dalla logica “proattiva”. Ovvero non dalla domanda: “chi è responsabile?”; bensì: “cosa occorre fare per evitare che episodi negativi e dannosi si producano di nuovo?”.

Faccio un esempio relativo all’incidente sulla A14 che ormai pare non interessare più a nessuno, ma che solo per miracolo non ha provocato decine di morti.

Un conto è la domanda: chi è responsabile? Altro discorso è chiedersi: il sistema che abbiamo scongiura o propizia incidenti del genere? Per rispondere a questa seconda domanda non è necessario attendere la risposta alla prima (e, quindi, l’accertamento delle responsabilità in quel caso concreto). Basta avere evidenze di altro tipo: si sa che una autocisterna in autostrada è una minaccia in sé. Allora perché non prevedere immediatamente una misura che imponga la presenza di due guidatori in cabina entrambi in grado di intervenire così che in caso di disattenzione di uno si può sperare che almeno l’altro agisca? Ovviamente non abbiamo la garanzia che si risolva il problema. Incidenti ce ne sarebbero: ma almeno si prova a ridurre il rischio (nella prospettiva indicata possono essere immaginate anche altre misure, ma non è questo il luogo per parlarne). E’ molto più facile condannare il singolo (anche senza processo) che non chiedersi quali misure “proattive” attuare. Anche perché spesso le misure tese ad ottenere maggiore sicurezza “costano” (come costa avere due autisti in cabina) e il “sistema” va verso una concorrenza al ribasso che penalizza proprio la sicurezza.

Con i necessari adattamenti, quanto detto può essere trasferito al crollo del ponte sulla autostrada a Genova avvenuto il 14 agosto 2018.

I fenomeni devono essere visti sia nella logica “reattiva” sia nella logica “proattiva”. Fermarsi alla prima è miope. Già sappiamo che un’altra cisterna esploderà su una autostrada e che un altro ponte crollerà.

17 agosto 2018

 

 

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