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"Ti do la mia parola"

"Ti do la mia parola"

stretta di manoNei giorni scorsi, recependo in parte la proposta di legge presentata da Filippo Degasperi, il Consiglio provinciale di Trento ha approvato una norma che mira a favorire il rispetto da parte delle imprese dei termini di pagamento.

Il problema che si è voluto affrontare è noto. Molte aziende pagano con ritardo i propri debiti e ben oltre i limiti previsti contrattualmente. Siffatto comportamento produce effetti negativi a cascata: i creditori, non riuscendo a riscuotere quanto spetta loro, a propria volta pagano in ritardo i propri fornitori e così via, in una spirale che mette a dura prova l’esistenza stessa delle imprese. Occorre ricordare, a tale riguardo, come nel nostro Paese anche la pubblica amministrazione spesso non onori i propri debiti nei tempi prescritti.

Per ovviare al problema, la disposizione appena approvata affida alla Provincia il compito di promuovere l’adozione, da parte degli operatori economici, di un codice etico per la diffusione di buone prassi finalizzate all’affermarsi di tempi contrattuali congrui e al rispetto dei termini di pagamento pattuiti. In buona sostanza, le imprese che si impegneranno a osservare il codice etico e, quindi, pagare i fornitori nei tempi prescritti, si vedranno riconosciuto un «bollino di qualità» il cui principale effetto sarà quello di accrescere la loro reputazione.

L’idea non è nuova. Il Codacons, associazione di consumatori, la propose qualche anno fa. Ma una concreta attuazione a essa l’ha data Confindustria varando il «Codice italiano pagamenti responsabili» (www.pagamentiresponsabili.it). Aderendo al codice le imprese (ma anche le pubbliche amministrazioni), si impegnano a rispettare i tempi e le modalità di pagamento concordati con i fornitori e a risarcire in modo puntuale e trasparente.

La contropartita per le imprese è, come si diceva, reputazionale. Se ci si presenta alla controparte contrattuale potendo dire di aver aderito al codice etico si ottengono benefici quali migliori condizioni di prezzo (oltre a spezzare la spirale negativa prima ricordata e innescarne, viceversa, una virtuosa).

Resta una considerazione. I termini di pagamento sono elementi di un contratto. E il contratto, come ci ricorda l’articolo 1372 del codice civile, «ha forza di legge tra le parti». Ne deriva che quando una clausola contrattuale non viene rispettata la legge deve intervenire per ripristinare l’ordine violato. Ma ciò non avviene: perché i processi costano, sono lunghi e così via. Ecco che si sceglie un’altra strada. Non già punire chi non rispetta i patti, bensì premiare, anche se indirettamente, chi li rispetta. A un approccio repressivo (ma poco efficace) se ne sostituisce uno proattivo, definibile come «soft law»: si incentivano le buone pratiche.

Un tempo, tra gli operatori economici, bastava una «stretta di mano» per concludere un contratto. E la «parola data» valeva più di mille garanzie messe nero su bianco. Soprattutto perché il venir meno alla parola significava essere emarginati: nessuno avrebbe più contrattato con chi non manteneva gli impegni. Ma, specularmente, essere «uomo (o donna) di parola» accresceva l’onore delle persone. La società complessa ha imposto il ricorso a contratti sempre più complessi. Salvo scoprire che forse le cose funzionano meglio se si punta sui valori primari del vivere civile. Come il rispetto della parola data, appunto.

 

Corriere del Trentino, 13 luglio 2018

 

 

 

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