Giovanni Pascuzzi

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Valorizzare gli insegnanti migliori. OK. Ma come si "misura" il merito?

Valorizzare gli insegnanti migliori. OK. Ma come si "misura" il merito?

 

bonus meritoLa giunta provinciale di Trento, con le delibere 981/2018 e 1064/2018, ha dato attuazione alla valorizzazione professionale del personale docente delle istituzioni scolastiche, destinando risorse finanziarie ad hoc.

Si tratta di qualcosa di analogo al cosiddetto «bonus merito» introdotto, a livello nazionale, dalla legge sulla «buona scuola». Il principio è che gli insegnanti migliori godano di un trattamento economico aggiuntivo.

Secondo l’articolo 87-bis della legge provinciale numero 5 del 2006 ("Legge provinciale sulla scuola" come modificata nel 2017) i criteri da prendere in considerazione per valutare i docenti sono:

- la qualità dell’insegnamento,

- l’assolvimento di responsabilità di carattere organizzativo e didattico,

- la formazione continua

- lo sviluppo professionale.

Lo snodo delicato di ogni attività di valutazione sta nell’individuare i parametri per misurare il «merito». La citata delibera 981/2018 ha approvato la metodologia di valutazione individuando degli appositi «indicatori».

Il criterio della «qualità dell’insegnamento» può essere misurato ricorrendo a parametri tipo l’innovazione didattica (utilizzo di strategie quali il cooperative learning o la flipped classroom); l’inclusione e l’accoglienza (inserimento di ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento); il successo formativo e scolastico degli studenti (rilevando gli esiti degli alunni in entrata e confrontandoli con quelli in itinere per vedere se ci sono miglioramenti); l’attuazione del progetto «Trentino Trilingue», e così via.

Ciascuno degli indicatori deve avere un peso specifico che viene definito dal dirigente all’inizio dell’anno scolastico e comunicato al collegio dei docenti.

Tutti noi abbiamo sperimentato sulla nostra pelle di studenti quanto importante sia avere insegnanti bravi che sappiano davvero trasmettere conoscenze e competenze, alimentando la curiosità per la scoperta che costituisce una delle motivazioni più profonde dell’apprendimento. Sotto questo punto di vista non va scartato nessun tentativo di trovare, se esistono, strumenti che inducano i docenti a migliorarsi per assolvere sempre meglio la propria missione.

Ma occorre fare attenzione ai pericoli insiti nei sistemi di valutazione. Conoscere all’inizio dell’anno cosa consente di ottenere una retribuzione maggiore, può retroagire sui comportamenti portando le persone a fare solo ciò che viene premiato di più tralasciando gli altri aspetti che compongono la complessa trama del processo formativo.

Come la stessa delibera 981 riconosce, va scongiurato, ad esempio, il rischio di indurre comportamenti finalizzati a una valutazione degli alunni che precostituisca artificiosamente condizioni di apparente innalzamento del successo formativo.

Ma c’è un ulteriore elemento da considerare. Il concetto di indicatore ha a che fare con la misurazione di qualcosa. Non tutto, però, può essere ricondotto a fenomeni misurabili. Inoltre certe situazioni non sono nemmeno osservabili; cionondimeno esistono e svolgono ruoli fondamentali nel processo educativo.

Ripensando alle nostre esperienze scolastiche, davvero consideravamo migliori gli insegnanti in quanto usavano strategie didattiche innovative o perché ricoprivano un qualche incarico istituzionale? Definire il merito nell’ambito educativo è una attività da condurre con estrema cura. Per evitare di innescare solo atteggiamenti strategici e ottenere, alla fine, un risultato contrario a quello che si vuole raggiungere.

 

Corriere del Trentino, 29 giugno 2018

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