Giovanni Pascuzzi

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Bisogni dei cittadini. Politiche "vantaggiose" e "svantaggiose" (sul discorso al Senato del Presidente Conte)

Bisogni dei cittadini. Politiche vantaggiose e svantaggiose (sul discorso al Senato del Presidente Conte).

 

ConteBisogni dei cittadini: questo mi sembra il perno su cui ruota iI discorso pronunciato (qui il testo completo) al Senato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 5 giugno in occasione del voto di fiducia al Governo.

Dopo aver chiarito:

  1. che non esistono più forze politiche che esprimono visioni del mondo in base a sistemi ideologici identificabili;
  2. che il “contratto di governo” può essere considerato, a seconda dei punti di vista, di “destra” o di “sinistra”;
  3. che tali valutazioni sono insufficienti perché incapaci di comprendere i bisogni profondi che vengono dal Paese[i];
  4. che bisogna guardare alle “politiche” che si dividono tra “vantaggiose” e “svantaggiose” per i cittadini[ii];

Giuseppe Conte afferma che assisteremo ad un cambiamento nel “metodo” e nei “contenuti”. Il cambiamento nel metodo si articola su tre fronti:

 

  1. l’ascolto, perché prima di tutto vengono i bisogni dei cittadini;
  2. l’esecuzione, ovvero l’attuazione pragmatica degli strumenti idonei a soddisfare i bisogni;
  3. il controllo teso a verificare che gli strumenti raggiungano gli obiettivi prefissati[iii].

A me sembra che Conte adotti la logica del problem solving (tema a me caro).

Si parte dai bisogni. I bisogni pongono problemi. Per risolvere tali problemi bisogna immaginare degli obiettivi ed individuare gli strumenti giuridici (ovvero “le politiche del governo”) che consentono di raggiungere gli obiettivi. Infine occorre controllare che gli obiettivi vengano effettivamente raggiunti (ovvero, che le “politiche siano effettivamente vantaggiose”).

L’approccio è utile. Ma c’è un dettaglio dirimente.

I bisogni, i problemi, gli obiettivi, gli strumenti, le politiche non sono neutrali.

Accogliere i “bisogni dei cittadini” come categoria ordinante induce a credere che i cittadini e i loro bisogni siano un monolite. Ma così non è.

I bisogni dei cittadini sono in contrasto tra di loro (i bisogni/interessi di Amazon non sono quelli del fattorino che recapita il libro che ordiniamo).

Il nodo non sono i bisogni, ma la loro selezione. A quali bisogni occorre dare ascolto? Come si selezionano?

Dal mio punto di vista, proprio questa domanda non può far ritenere superata la distinzione tra destra e sinistra (rinvio ad un altro articolo sul tema).

La scelta è proprio il compito della politica.

Conte sostituisce alla dicotomia tra destra e sinistra quella tra “politiche vantaggiose” e “politiche svantaggiose”.

Nel suo discorso, elencando gli obiettivi che il governo si propone, delinea delle scelte. E nobilmente afferma: “Personalmente, ritengo più proficuo distinguere gli orientamenti politici in base all'intensità del riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali della persona”.

Ma come si definiscono il "vantaggio" e lo "svantaggio"?

C’è il rischio che tali nuove “categorie” diventino (o siano già) esse stesse “ideologie” che nascondono (come da sempre avviene) dei rapporti di forza.

La logica del problem solving presuppone che questo aspetto dirimente venga chiarito ex ante.

 

7 giugno 2017

 

[i] Non esistono più forze politiche che esprimono come un tempo complessive visioni del mondo, che ispirano la loro azione - vale a dire - in base a sistemi ideologici perfettamente identificabili. Il tramonto delle ideologie forti risale a decenni or sono ed è dimostrato dal fatto che gli ultimi Governi hanno promosso iniziative politiche di difficile collocazione, secondo le categorie politiche più tradizionali. Il contratto posto a fondamento del nostro Governo è stato giudicato - a seconda dei punti di vista - di destra e di sinistra. Rispettiamo chi ha voluto esprimere queste valutazioni, ma non possiamo che segnalarne l'insufficienza, l'incapacità di comprendere i bisogni profondi che vengono dal Paese. Personalmente, ritengo più proficuo distinguere gli orientamenti politici in base all'intensità del riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali della persona.

[ii] Vero è che noi vogliamo rivendicare, per l'azione di Governo, nuovi criteri di valutazione. Pragmaticamente ci assumiamo la responsabilità di affermare che, qui e oggi, ci sono politiche vantaggiose o svantaggiose per i cittadini e per il nostro Paese; politiche che riescono ad assicurare il benessere e una migliore qualità di vita dei cittadini e politiche che, invece, compromettono questi obiettivi

[iii] Il cambiamento non sarà solo nelle parole e nello stile, ma anche e soprattutto nel metodo, nei contenuti. Dal punto di vista metodologico, la nostra iniziativa si articolerà su tre fronti: l'ascolto, perché prima di tutto vengono i bisogni dei cittadini, e in questo, ovviamente, ci aiuteranno anche il Parlamento e i nuovi strumenti di democrazia diretta che il contratto si propone di introdurre; l'esecuzione, perché vogliamo essere pragmatici: se una norma, un ente o un istituto non funzionano è giusto abolirli; se funzionano, è giusto potenziarli; se mancano, è giusto crearli. Vi è poi il controllo: i provvedimenti che adotteremo hanno obiettivi che devono essere raggiunti; saremo i primi a monitorare, con severità e rigore, la loro efficacia, intervenendo immediatamente con le necessarie correzioni. Ascolto, esecuzione e controllo saranno i tre pilastri dell'azione di Governo nel segno della piena trasparenza.

 

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