Giovanni Pascuzzi

Tracce digitali di GIOVANNI PASCUZZI

Blog

Anatomia dell'insulto

 

insulto

 

Da qualche tempo il ricorso all'insulto sembra diventato una costante del dibattito politico.
L'insulto ha alcune caratteristiche. Innanzi tutto è raramente originale. Prendiamo ad esempio l'espressione «utile idiota». Essa fu rivolta da Silvio Berlusconi — in un faccia a faccia televisivo alla vigilia delle elezioni politiche del 2006 — a Romano Prodi reo, a suo dire, di prestare la faccia da «curato bonario» per portare al potere gli ex comunisti; se ne ricava che Berlusconi appellerebbe nella stessa maniera tutti i cattolici che guidano coalizioni di centro-sinistra. Ma l'identica espressione è stata usata dall'ex ministro Roberto Calderoli per apostrofare proprio Silvio Berlusconi, sino a ieri suo alleato politico, in quanto sostenitore del governo Monti.
Da quanto appena detto discendono altre caratteristiche dell'insulto: è omologante (essendo infatti usato da
maggioranza e opposizione) e alimenta ritorsioni, secondo il vecchio adagio, qui un po' adattato, «chi di insulto ferisce di insulto perisce». Sotto questo profilo è evidente la sua capacità di innescare un'inevitabile escalation. Chi insulta mette in conto la reazione e scalda i muscoli per la controrisposta ingiuriosa forse nutrendo la segreta speranza di poter arrivare a menar le mani. Vale a dire: la regressione perfetta. Ma ciò porta dritto all'essenza dell'insulto: l'elusività. Cercare la rissa è il modo migliore per eludere i problemi, per non provare nemmeno a dare risposte razionali. L'aggressività si sublima e chiede solo di potersi sfogare: la responsabilità, soprattutto se richiesta dal ruolo, è altra cosa. La rabbia — pur giustificata, specie se si è vittime di accuse ingiuste — non viene canalizzata verso obiettivi positivi: esplode nell'ingiuria rivolta al nemico, al «diverso da sé» per definizione incapace di capire.
L'insulto suggella la visione egoistica del mondo. Una visione che, negando i presupposti del dialogo, ossia il riconoscersi come persone, ha un preciso fondamento: il disprezzo. Chi insulta manifesta in maniera esplicita e senza mediazione il disprezzo verso l'ingiuriato.
Ma è davvero saggio insultare? Conviene rifarsi alla saggezza popolare. Un noto proverbio, infatti, recita: «Disprezza il tuo nemico e sarai presto vinto». Il disprezzo è un boomerang perché porta a sottovalutare gli altri. Ma chi sottovaluta, abbassa le difese e presta il fianco agli attacchi. Compresi i più insidiosi: quelli frutto del ragionamento.
Viviamo in mondo complicato. L'insulto non è mai una risposta lungimirante ai problemi.

(Corriere del Trentino, 3 febbraio 2012)

 

 

Fotogallery

Fotogallery
Image Detail Image Download
Fotogallery
Image Detail Image Download
Insediamento_Se...
Image Detail Image Download
20170416_162017
Image Detail Image Download
relatore
Image Detail Image Download

Questo sito utilizza cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.

  Accetti di proseguire la navigazione?