Giovanni Pascuzzi

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Alternanza scuola-lavoro, ma anche alternanza lavoro-scuola

Alternanza scuola-lavoro, ma anche alternanza lavoro-scuola

 

Corriere del Trentino, 5 gennaio 2018

alternanza lavoro scuolaPer effetto della legge sulla «buona scuola» gli studenti degli ultimi anni delle superiori devono effettuare obbligatoriamente esperienze di alternanza scuola-lavoro per un numero di ore che varia tra le 200 e le 400 a seconda del tipo di istituto. Tale innovazione ha innescato anche polemiche: in alcuni casi i ragazzi sono stati impegnati in attività che hanno ben poco di formativo. In proposito vanno registrate pure delle interrogazioni in Consiglio provinciale . Personalmente credo che la misura possa essere utile purché non sottragga tempo alle attività ordinarie e si inscriva in un meditato ed efficace progetto educativo.

Vorrei però lanciare anche una proposta. Insieme alla già prevista alternanza scuola-lavoro, si dovrebbe pensare a rendere obbligatorio anche il suo opposto, ovvero l’avvicendamento lavoro-scuola. Tutti dovrebbero, per un certo periodo, tornare a scuola. Non parlo dell’obbligo di aggiornamento previsto per molte categorie professionali come giornalisti, medici e avvocati; ma proprio del tornare, tutti, sui banchi di scuola per riprendere, ampliare e approfondire i saperi che ci hanno formato negli anni dell’adolescenza e della prima maturità. Ristudiare le materie considerate inutili come il latino e il greco per riscoprire il gusto della logica espressiva e della creatività immortale. O materie come la matematica finanziaria e attuariale che, tra l’altro, ci renderebbero meno vulnerabili quando dobbiamo effettuare degli investimenti ovvero calcolare il rischio insito nelle scelte quotidiane. O, ancora, la storia recente (ammesso che si conosca quella più risalente) e anche la geografia al fine di comprendere il tempo in cui viviamo caratterizzato da cambiamenti tumultuosi.

La scuola, tuttavia, non è solamente il luogo dove si apprendono «materie». Nel suo discorso in occasione dell’avvio dell’anno scolastico in corso, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto: «Nella scuola si cresce, ci si incontra, si sviluppano cultura, affetti, solidarietà, conoscenza reciproca. Si sperimenta la vita di comunità, il senso civico».

Il ritorno sui banchi, allora, servirebbe a riscoprire l’importanza del dubbio e della curiosità, a fare emergere la passione civile, a insegnare a essere cittadini e non sudditi. A ricordarci che dobbiamo diventare persone complete e non solo degli specialisti utili perché sanno fare qualcosa.

 

 

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