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GdM: recensione a "Il problem solving nelle professioni legali"

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 3 gennaio 2018, a firma di Sergio Lorusso, è apparsa una recensione a "Il problem solving nelle professioni legali".

Schermata recensione problem solving professioni legali

 

Ma il diritto ha il dovere di essere chiaro a tutti

Una «guida» per giudici e avvocati nel libro di Giovanni Pascuzzi

di Sergio Lorusso

Cosa accomuna giudici, pubblici ministeri, avvocati, notai e produttori di norme? Si tratta di attività differenti, naturalmente, ma legate da un filo comune: tutti coloro che le svolgono in realtà sono chiamati a risolvere un problema usando gli strumenti del giurista (il diritto), al fine di raggiungere l’obiettivo che i loro «committenti» si propongono di realizzare. A seconda dei casi, decideranno una controversia, predisporranno una strategia processuale per sostenere un’ipotesi accusatoria o per tutelare i diritti e gli interessi del proprio cliente, prepareranno un contratto, redigeranno una legge o un regolamento.

È questo l’assunto di fondo da cui muove il brillante saggio di Giovanni Pascuzzi, Il problem solving nelle professioni legali (il Mulino ed., pp. 248, euro 18,00), che propone un’originale chiave di lettura delle dinamiche dell’agire giuridico e delle sue implicazioni.

copertina problem solvingNato a Bari, ordinario di Diritto privato comparato nell’Università di Trento, l’Autore è da tempo impegnato sul fronte della formazione della classe forense (dal 2011 è membro del Comitato scientifico della Scuola superiore dell’Avvocatura), nella consapevolezza dell’importanza della trasmissione dei saperi e delle abilità necessari per svolgere in maniera appropriata una professione spesso denigrata e che invece riveste (o meglio, dovrebbe rivestire) una delicata funzione sociale. E il libro, del resto, si pone in un’ideale linea di continuità con i suoi precedenti e molto apprezzati volumi, pubblicati sempre per i tipi de il Mulino, Giuristi si diventa (2013) e Avvocati formano avvocati (2015).

Il lavoro di coloro che esercitano la professione forense – sottolinea Pascuzzi – nasce sempre dalle richieste di chi si rivolge loro; fondamentale è dunque il rapporto con il cliente, che parte di solito da un colloquio, nel quale un buon avvocato deve dimostrare di saper e circostanze, individuare gli interessi coinvolti, predisporre delle strategie. Si tratta di abilità tutt’altro che scontate, e in particolare l’arte di ascoltare costituisce lo strumento primario per costruire quella relazione di natura fiduciaria che è alla base del rapporto «cliente-avvocato».

Ma non basta. Il diritto non è avulso dal resto del mondo, il giurista nel suo operare muove dai problemi della società, per cui deve ricoprire un ruolo fondamentale nella fase di progettazione delle norme, pur se le scelte finali in tema di politica legislativa spettano a chi emana le norme. La maniera in cui vengono scritte le leggi, infatti, è fondamentale per la loro efficacia, come già evidenziava Montesquieu nel suo De l’esprit de lois: stile semplice e conciso, parole inequivoche, espressioni non vaghe.

Il messaggio purtroppo è spesso disatteso dal nostro legislatore, che non di rado relega nelle retrovie i giuristi dando vita a leggi oscure, lacunose e persino contraddittorie frutto di compromessi parlamentari che guardano agli equilibri politici piuttosto che agli interessi da tutelare.

Una volta create, le regole devono essere applicate. È questo il punto nodale, in cui si inserisce l’opera imprescindibile del giurista – e dell’avvocato in particolare – che, partendo dall’individuazione del problema del cliente, deve chiedersi quale sia l’obiettivo perseguito da quest’ultimo (ma anche dalle eventuali controparti), trovare la regola da applicare al problema per risolverlo, cioè a dire «cercare il diritto» (che non è fatto solo di leggi, ma anche di giurisprudenza e di dottrina), applicare la regola al problema attraverso un processo cognitivo. In questo iter potrà generare soluzioni innovative, poiché – nonostante la vulgata corrente – il diritto non è una realtà immutabile, bensì in continua evoluzione grazie all’opera della giurisprudenza che ne plasma i contenuti adattandolo alle esigenze della collettività.

E il giurista non è un freddo e asettico operatore, pur essendo un tecnico, perché – come ci ricorda l’Autore nelle battute finali del libro – dietro l’utilizzo di ogni tecnologia ci sono le diverse visioni del mondo e la formulazione di un problema non è un atto neutro, in quanto la maniera stessa in cui lo si rappresenta vuol dir già orientarne la soluzione che è, a sua volta, frutto di scelte.

 

 

 

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