Giovanni Pascuzzi

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Decidiamo con la pancia? (“Decisioni intuitive” di Gerd Gigerenzer).

Gigerenzer cop decisioni intuitiveSecondo la teoria classica delle decisioni razionali, quando occorre prendere una decisione nella quale: a) i dati da considerare sono molti; b) le scelte possibili sono molte; c) i costi di una scelta errata sono alti; la strategia corretta è (o dovrebbe essere): prima modellare e calcolare e poi decidere. Per ogni decisione (ad esempio: fare un investimento, sposarsi e anche semplicemente comprare un telefonino) si deve: prendere in considerazione ogni alternativa (es.: le diverse marche di telefono, le caratteristiche, il prezzo, etc.), ponderarle, e poi scegliere la decisione più vantaggiosa. E questo è possibile solo ricorrendo a complessi modelli e calcoli matematici.

In realtà le cose funzionano in maniera molto diversa. Da qualche decennio alcuni autori (ad esempio il premio Nobel Kahneman) contestano l’immagine del cosiddetto Homo oeconomicus introducendo la nozione di “razionalità limitata”.

A tale filone di pensiero sono riconducibili anche le ricerche dello scienziato cognitivo Gerd Gigerenzer, che insegna al Max Planck Institut di Berlino.

Egli ha dedicato il libro dal titolo “Decisioni intuitive. Quando si sceglie senza pensarci troppo” (edito in Italia da Raffaello Cortina) a spiegare come molte decisioni vengono prese non sulla base di una analisi razionale bensì per mera intuizione ricorrendo ad euristiche (scorciatoie del ragionamento) che egli definisce “regole del pollice”.

Buona parte della nostra attività mentale è inconscia: Michael Polanyi diceva che “Sappiamo di più di quello che sappiamo dire”. Ciò che oggi siamo è il risultato della nostra evoluzione sulla quale incidono le capacità computazionali del nostro cervello (molto limitate e certamente non paragonabili a quelle di un computer) e l’ambiente.

Gli studi dimostrano che avere a disposizione un maggior numero di informazioni non porta a decisioni migliori. E buoni risultati non si hanno nemmeno se si ha molto tempo per decidere e se si riflette troppo su quello che si sta facendo. La semplicità è una forma di adattamento all’incertezza. Così il nostro cervello ha imparato a scegliere il meno rispetto al più: ovvero a trovare/ricordare l’informazione che serve per affrontare una determinata situazione scartando tutte le altre che finiscono solo per disorientare.

Gingerenzer elenca una serie di “regole del pollice” (euristiche) che nella realtà guidano le nostre decisioni. Eccone alcune:

  • Euristica del riconoscimento: se riconosciamo un oggetto, ma non un altro, inferiamo che l’oggetto riconosciuto vale di più (al supermercato scegliamo la marca che conosciamo, senza fare grandi analisi delle qualità dei diversi prodotti in vendita: ecco perché la pubblicità martella sul nome delle marche a volte senza neanche mostrare uno specifico prodotto).
  • Euristica dell’unica buona ragione: non è vero che prima di decidere analizziamo tutte le possibili ragioni, i pro e i contro. Ci si ferma alla prima buona ragione che giustifica una certa decisione. Gigerenzer dimostra che questo è valido per i medici quando devono fare una diagnosi o decidere una terapia (p. 174) e per i giudici che devono decidere se rilasciare un imputato su cauzione (p. 193).
  • Euristica del filo: riguarda le scelte politiche. Gli elettori tendono a ridurre la complessità del panorama politico a una sola dimensione: destra-sinistra.
  • Euristica “tit per tat”: serve a capire come comportarsi rispetto al comportamento della persona che abbiamo di fronte (reazione adattiva all’ambiente). Viene così riassunta: “Comincia con l’essere gentile, conserva una memoria di misura due e sii duro solo se la controparte lo è stata due volte; altrimenti, continua ad essere gentile”.

Le intuizioni, ovvero le sensazioni viscerali, secondo Gigerenzer guidano anche il nostro comportamento morale e gli istinti sociali. Esse, a dire dell’autore (p. 226): “non sono né impeccabili né stupide: sfruttano capacità acquisite dal cervello attraverso l’evoluzione e sono basate su euristiche che ci consentono di agire rapidamente e con stupefacente precisione. La qualità dell’intuizione sta nell’intelligenza dell’inconscio, nella capacità di sapere senza pensarci a quale regola affidarsi in una data situazione. Le sensazioni viscerali possono battere i ragionamenti e le strategie di calcolo più raffinati, ma possono essere anche sfruttate e portarci fuori strada. Tuttavia non c’è modo di fare a meno dell’intuizione: senza di essa combineremmo ben poco”.

 

 

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