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Un caso di malaria, l'ospedale di Trento e le conclusioni affrettate della Ministra della Sanità

Un caso di malaria, l'ospedale di Trento e le conclusioni affrettate della Ministra della Sanità

Corriere del Trentino, 7 novembre 2017

 

malariaLa vicenda della piccola Sofia (deceduta per aver contratto la malaria) è ritornata alla ribalta della cronaca nazionale. Secondo il Corriere della Sera «dalle prime indiscrezioni sui risultati delle analisi compiute dai consulenti tecnici per conto della Procura di Trento emergerebbe che il ceppo del parassita malarico che l’ha contagiata corrisponde a quello identificato in due bimbe del Burkina Faso, ricoverate a Trento quella stessa settimana. Prende corpo, quindi, l’ipotesi che a causare l’infezione sia stato il tragico errore di un sanitario».

La ministra della Sanità ha dichiarato all’Ansa: «Possiamo escludere assolutamente che la malaria sia stata presa in un contesto esterno all’ospedale di Trento. Questo mi sembra un conforto perché vuol dire che non abbiamo ceppi di zanzare che sono vettori malarici. Da un certo punto di vista siamo tutti più sicuri». La Procura di Trento afferma però di non aver ancora ricevuto nulla dai periti nominati, mentre i vertici dell’azienda sanitaria sostengono che tutti i protocolli sono stati rispettati (quindi viene esclusa la possibilità dell’uso scorretto di un ago, come invece adombrato dalle anticipazioni di stampa).

Forse conviene invitare tutti alla prudenza. La ministra sembra soddisfatta di poter addossare la responsabilità sul nosocomio del capoluogo al punto da dare per scontato che «le autorità competenti interverranno sull’ospedale di Trento nel modo più consono e appropriato possibile». La ministra emette già una sentenza inappellabile, e cade in una fallacia logica: il fatto che sia identico il ceppo malarico che ha colpito Sofia e le bimbe del Burkina Faso non comporta come conseguenza necessaria che non ci siano in Italia zanzare in grado di trasmettere la malaria. Si tratta di errori di ragionamento che nella logica deduttiva prendono il nome di «non sequitur» ovvero di «ignoratio elenchi».

Sarebbe bene attendere i risultati definitivi delle inchieste. Anche perché occorre sapere non solo come Sofia abbia contratto la malaria, ma anche perché per lei (a differenza delle altre bimbe ammalatisi) l’esito sia stato infausto: hanno inciso condizioni particolari del soggetto o altre cause, come ad esempio un ritardo nella diagnosi? Nel frattempo sarebbe bene evitare di istruire processi sommari e di considerarsi sicuri abbassando la guardia nei confronti di tutti i possibili agenti portatori della malattia (zanzare comprese).

 

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