Giovanni Pascuzzi

Tracce digitali di GIOVANNI PASCUZZI

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Se le penne sono tante

 

La metafora del supermercato nella scuola

Dai primi di agosto i grandi supermercati dedicano un ampio spazio espositivo a tutto ciò che serve agli scolari in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico: si trovano in quantità industriale penne, matite, colori, quaderni e così via.

Tutti, da bambini-adolescenti, abbiamo vissuto l’emozione di un simile rituale: anche se, un tempo, l’acquisto del materiale scrittorio si effettuava nella cartoleria situata nelle vicinanze della scuola. Ciò che oggi colpisce è la quantità: in vendita, diversamente da allora, ci sono confezioni che contengono venti quaderni oppure cento penne policrome dentro e fuori. Il messaggio sembra essere che si sarà chiamati a scrivere tanto (magari!) con strumenti intercambiabili per foggia e colore al punto da rendere necessario predisporre ingenti scorte di biro, carta e simili.

Gli insegnanti lavorano sodo per la crescita culturale e umana dei nostri ragazzi: la gratitudine per loro aumenta con il tempo, ovvero quando si comprende appieno il ruolo fondamentale che hanno rivestito nelle nostre vite. L’apprendimento, però, è innescato anche dagli stimoli. E gli stimoli che oggi giungono sembrano tesi a privilegiare la quantità sulla qualità, l’esteriorità degli zaini griffati sull’approfondimento, il consumo sulla conoscenza.

Naturalmente l’esplosione di forme e colori non va demonizzata. Ma ai giovani si può rivolgere l’augurio di fare propri questi oggetti-strumenti: li usino fino a logorarli così che diventino il simbolo tangibile di un percorso di crescita. Io conservo ancora la penna che mi ha accompagnato dal liceo ai primi anni di università e con la quale ho redatto i temi dell’esame di maturità. Molti degli input odierni, purtroppo, sembrano invece risolversi in inviti alla dispersione: un’enfasi sugli oggetti che non cerca né la coerenza di un insieme, né la fatica della costruzione.

Le nuove attrezzature che ogni anno acquistiamo negli appositi stand dei supermercati possono diventare la metafora della rinuncia a tenere insieme le esperienze. Ma la scuola deve offrire l’esatto contrario: la possibilità di dare vita a un percorso originale nonché continuo nel quale sia possibile riconoscersi come persone. Ciò che alla fine altro non è che la testimonianza della ricerca di un senso. Apprendere ha tra l’altro anche il significato di «afferrare»: e non può essere afferrato ciò che si «consuma» senza lasciare traccia.

Corriere del Trentino, 13 settembre 2017

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