Giovanni Pascuzzi

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Riconoscere la leadership precedente

 

 

Nei giorni scorsi un’accesa polemica ha contrapposto Lorenzo Dellai a Ugo Rossi. L’ex governatore ha stigmatizzato la scelta politica degli ultimi anni di puntare meno sull’alta formazione in nome della «tanto invocata discontinuità». L’attuale presidente ha rivendicato il merito di aver operato risparmi virtuosi, ponendo così fine all’epoca delle «spese non cristalline».

L’episodio mi ha fatto venire in mente le riflessioni in materia di leadership. Gian Piero Quaglino, in un saggio intitolato «Immagini della leadership», ricorda che una delle qualità del bravo leader risiede nel riconoscere l’azione dei vertici precedenti. Specie in campo politico un’abitudine in voga nel nostro Paese porta ad additare i predecessori come responsabili di tutti i mali.

In Italia non c’è quasi nessuno che parli bene di Mario Monti (a cominciare dai presidenti del Consiglio che sono venuti dopo di lui) salvo dimenticare che il suo governo era sostenuto da gran parte del parlamento e che i provvedimenti varati non sono stati modificati se non in minima parte.

I leader sembrano ossessionati dal bisogno di dimostrare di essere diversi da chi li ha preceduti (anche perché così si accredita l’idea di essere immacolati). Una simile situazione fa sì che l’azione non sia dettata, in positivo, da ciò che si è e da ciò che si vuole, ma, in negativo, dal bisogno di dimostrare di non essere identici al passato. Un paradosso evidente: il leader precedente è comunque il punto di riferimento, finendo per essere vissuto come una presenza ingombrante e castrante.

La situazione diventa ancora più paradossale se, come nel fatto specifico, i due leader, vecchio e nuovo, sono espressione della stessa maggioranza politica. Nel caso di Rossi si aggiunge l’essere stato uno degli assessori di Dellai, per cui è ancora più arduo marcare le differenze. Anche sul piano delle responsabilità: se spese non cristalline sono state fatte, difficile sfuggire alla critica quantomeno dell’omesso controllo.

Sempre gli studiosi spiegano che i bravi leader, se coscienti delle proprie potenzialità, non solo non temono chi c’era prima, ma ne riconoscono il ruolo chiedendo ad esempio consiglio. Tale atteggiamento attribuisce grande autorevolezza e forza agli occhi della propria squadra di governo e dei cittadini, perché è l’unico modo di non vivere nel cono d’ombra del passato. Il leader migliore è quello che sa chi è e riesce a esserlo.

 

ANTEFATTO

30 agosto.  Lorenzo Dellai: “Ricerca i tagli preoccupano, mancano una regia di sistema”.

31 agosto. Presidente Ugo Rossi replica a Dellai: “Nessun taglio, risparmi virtuosi”.

1 settembre. Dellai controreplica: “Rossi mi ha risposto con rancore”. Rossi dice: polemica sguaiata che non ho iniziato io”.
 

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