Giovanni Pascuzzi

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Un ricordo di Mariangela Melato

 

mariangela melatoIeri sera Raistoria ha trasmesso un programma in ricordo di Mariangela Melato.

E’ stata la migliore attrice che io abbia visto recitare. Nei film (impareggiabile il ruolo della sciura milanese che si invaghisce di Carunchio/Giannini in “Travolti da un insolito destino dell’azzurro mare di agosto”) ma soprattutto a teatro. Ripensando a lei ho realizzato che ho cercato di vederla tutte le volte che ho potuto. Così mi sono venute in mente tre occasioni.

A metà degli anni, a Bari, nella Medea di Euripide. Potente. Da brivido. Assolutamente credibile nel dare voce all’impensabile: una madre che uccide i propri figli.

Nel 2002, a fine gennaio, ero a Firenze per un convegno all’Accademia della Crusca. Scoprii che recitava in un teatro cittadino “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza. Mi congedai dagli altri convegnisti che avrebbero trascorso la serata insieme a cena ed andai a godermi la sua voce unica dal vivo.

L’ultima volta il 24 aprile 2010 a Genova. Ero stato invitato, il giorno prima, a presentare un mio libro nella locale Università. Lessi sul giornale che andava in scena con “Il dolore” di Marguerite Duras. Dissi a miei ospiti che sarei ripartito e invece restai in città. Acquistai il biglietto e andai a vederla. Un monologo di quasi due ore. Sola in scena a recitare un testo difficile (in argomento con la festa della liberazione che si sarebbe celebrata il giorno dopo, 25 aprile): la narrazione del ritorno di un marito dal campo di concentramento che ovviamente non sarebbe stato più l’uomo che era partito.

Rimasi come sempre inchiodato alla sedia. Anche quando a fine spettacolo la gente cominciava ad andare via. Scoprii solo tempo dopo che era già minata dal male a cui si sarebbe arresa nel gennaio del 2013.  Nel frattempo aveva fatto in tempo a recitare, per la TV, il ruolo di Filumena Marturano. Solo una come lei, milanese, avrebbe potuto essere credibile anche nei panni di una napoletana.

Non so spiegare le ragioni di tanta ammirazione da parte mia. Nella trasmissione di ieri molte sue doti sono state sottolineate: la bravura incontestata, l’ecletticità, il rigore. Il senso di responsabilità. Scopertasi ammalata la sua domanda fu: “come faranno le persone che dipendono da me?”.  In chiusura Renzo Arbore (suo compagno per molti anni) ha detto con la voce rotta: “era nobile”, indicando il cuore.  Si. Oltre tutte le qualità, penso fosse nobile. Di quella nobiltà che ti fa camminare una spanna sopra gli altri. Non per altezzosità. Ma per la capacità di dare una visione dall’alto delle pieghe più recondite dell’animo umano. Quello che solo il grande teatro è in grado di fare. E le grandi persone.

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