Giovanni Pascuzzi

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Risposta ad uno "spillo" di Raffaella Polato

Il 14 agosto l’inserto L'Economia del Corriere della Sera (pagina 20), ha pubblicato uno “spillo” a firma Raffaella Polato dal titolo “Honoris causa battaglia persa a Trento. E Marchionne pensa già alla quinta laurea” (riportato qui a lato), nel quale vengo chiamato in causa.

Alcune precisazioni ed una riflessione.

1) Non c’è stata nessuna battaglia.

a) Il 23 novembre 2016 il Senato accademico dell’Università di Trento ha approvato con 7 voti (su 8)  la proposta del Dipartimento di Ingegneria industriale di conferire la laurea ad honorem a Sergio Marchionne in Ingegneria meccatronica (LM 33). Io mi sono astenuto con questa motivazione:

Il Prof. Pascuzzi (constatato che la proposta è stata deliberata dal Consiglio di Dipartimento, mentre la motivazione è stata deliberata dalla Giunta di Dipartimento), rileva la non rispondenza del profilo del candidato con i contenuti caratterizzanti la laurea LM33 (Ingegneria meccanica – meccatronica) ovvero i requisiti di cui all’articolo 169 del r.d. 1592/1933. Inoltre caratteristiche e risultati del candidato (come enfatizzati nella motivazione) possono non generare la sostanziale concordanza di giudizi positivi che deve caratterizzare la concessione di questo tipo di riconoscimento. Per queste ragioni si astiene sulla proposta”.

b) Nei giorni immediatamente successivi tre colleghi del mio Ateneo hanno preso posizione pubblica contro la concessione della laurea ad honorem a Sergio Marchionne. C’è stata qualche tiepida reazione da parte degli studenti. Alcuni sindacalisti hanno detto la loro. Poi più nulla fino a quando, qualche settimana fa, si è diffusa la notizia che il Ministero aveva approvato la proposta.

Mi pare che tutto si possa dire, tranne che ci sia stata una “battaglia”. C’è stata qualche voce dissonante, cui questo articolo dà inaspettata notorietà.

2) Le ragioni dell’astensione.

Come si può chiaramente intendere dal testo sopra riportato, la mia astensione non era motivata solo dalla violazione di legge (la “mancanza di competenze” di cui parla la giornalista) ma anche dalla considerazione che è inopportuno assegnare lauree ad honorem a persone sulle quali non c’è unanimità di giudizi. Il fatto che la stampa nazionale si occupi con questi toni della vicenda conferma quella mia considerazione. Ciò che mi dispiace non è l’essere stato contrapposto a Marchionne in una specie di "duello" (in una certa logica questo dovrebbe essere considerato un onore): ma il fatto che l'Ateneo di Trento sia trascinato in questo tipo di polemiche, di cui non si sente il bisogno. Io ho solo espresso un voto per la responsabilità che deriva dal mio ruolo.

3) A cosa mira davvero lo “spillo”.

A ben vedere la notizia non è la laurea a Sergio Marchionne (che, come detto, verrà conferita con tutti gli onori). La giornalista indugia sulla mia persona: ricorda che mi sono dimesso da prorettore vicario (più di un lustro fa); che ho scritto un libro sulla vicenda (ringrazio per la pubblicità: il libro è online, chi vuole può leggerlo); che non ho approvato l’ultimo bilancio della mia Università (ma non si preoccupa di capire perché: l’ho spiegato qui e qui) tutte notizie che nessuna relazione hanno con la laurea a Sergio Marchionne.

Mi sembra che si volesse dimostrare che “i ribelli” (questo è il termine usato), tali anche per il loro “passato”, hanno perso una battaglia (che in realtà non c’è mai stata).

Mi sarebbe piaciuto essere un ribelle. Sono solo una persona investita di alcune responsabilità. Se si rinvengono delle ragioni per non approvare un bilancio penso sia un preciso dovere non approvarlo nell’interesse dell’istituzione (una giornalista che si occupa di economia dovrebbe convenire sul punto). E se si pensa che manchino le condizioni per conferire una laurea ad honorem altrettanto doveroso è esprimere un voto non favorevole (e in questo caso continuo a pensarla nello stesso modo).

Probabilmente nel riferimento ai ribelli c’è il desiderio di irridere chi non si allinea. Mi pare di poter dire che lo “spillo” non solo non “graffi” ma sortisca l’effetto diametralmente opposto.

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