Giovanni Pascuzzi

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Le insicurezze sono tante

Le insicurezze sono tante

L'Adige, 16 maggio 2019

 

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“Sicurezza a 350 gradi” è il titolo del TEDx Trento Salon che si è tenuto sabato pomeriggio nell’aula Kessler a Sociologia.

Si è parlato di neurosecurity (ricerca piscologica e neuroscientifica applicata, ad esempio, alla sicurezza degli aeroporti); di cybersecurity (dietro una attività apparentemente semplice come la lettura di un quotidiano su uno smartphone si possono nascondere molte insidie); di sicurezza sui social network (questi ultimi offrono enormi opportunità di business e di marketing alle imprese, ma le stesse opportunità vengono sfruttate anche dalla criminalità organizzata); di sicurezza biologica (i virus e batteri possono essere usati come armi a costi davvero irrisori); di sicurezza in montagna (i fenomeni idrogeologici, come ad esempio le colate di detriti, possono avere un enorme potenziale distruttivo); di sicurezza e giustizia (porre al centro dell’attenzione la vittima dei reati, come avviene nella cosiddetta giustizia riparativa, è un modo di rispondere alla domanda di sicurezza).

Ascoltando i relatori è apparso chiaro come, nel titolo, l’uso dei 350 gradi (anziché dei 360 dell’angolo giro) sia stato voluto: un modo per dire che quello della sicurezza è un argomento molto vasto per poterlo sviscerare tutto. O per ammettere che niente è sicuro al cento per cento.

Mentre ascoltavo mi è tornata in mente una notizia di questi giorni che è passata quasi sotto silenzio.

La magistratura ha sequestrato le barriere bordo ponte su 12 viadotti dell'autostrada A16, nel tratto compreso tra Baiano e Benevento. In quel tratto, nel 2013, un pullman precipitò dal viadotto Acqualonga: ci furono 40 vittime. Ci sono voluti 6 anni perché una qualche autorità affermasse che quello non è un tratto (del tutto) “sicuro”.

Fra pochi mesi (il 14 agosto) sarà trascorso un anno dal crollo del ponte Morandi a Genova (39 vittime) che fu preceduto qualche giorno prima (il 6 agosto) dall’esplosione di una autocisterna carica di materiale infiammabile: anche in quel caso crollò un ponte e solo per caso non ci fu un’altra strage.

Quando accadono eventi di quel tipo tutti invochiamo l’accertamento immediato delle responsabilità. Ma ancora più importante è attivare un sistema che porti alla chiusura immediata di un ponte se c’è un qualche pericolo per la vita delle persone.

Il fatto che siano passati 6 anni per appurare che la A16 non è sicura ci fa capire che siamo praticamente all’anno zero: milioni di persone viaggiano sulle nostre strade pur sapendo che non esiste un qualche meccanismo (tecnico e giuridico) che porti ad interdire immediatamente la circolazione sui tratti pericolosi (prevenzione del danno).

Nel suo intervento incentrato sulla montagna, il Prof. Rosati ha spiegato che il concetto di “sicurezza” è correlato a quello di “pericolo”. E il pericolo è tanto più grave quanto maggiori sono l’intensità del danno che può produrre e la probabilità che l’evento si verifichi. Egli ha poi chiarito che la sicurezza si persegue con tre azioni specifiche: con la previsione, con la prevenzione, con la protezione (civile).

Di sicurezza si parla molto nel nostro Paese dove molte persone si dichiarano insicure.

Tutte le “insicurezze” meritano di essere prese in considerazione e tutti i pericoli dovrebbero essere “messi in sicurezza”.

L’errore sta nel parlare solo di alcune insicurezze e trascurarne altre che sono molto più pericolose, anche se il pericolo viene percepito (o fatto percepire) in misura inferiore.

 

 

 

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