Giovanni Pascuzzi

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Solo un cambio di guidatore?

Solo un cambio di guidatore?

l'Adige 16 aprile 2019

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In campagna elettorale il Presidente Fugatti lo aveva detto chiaramente: “Con noi riforme e non rivoluzione”.

A sei mesi dall’insediamento della nuova Giunta provinciale la rivoluzione, effettivamente, non c’è stata. Ma neanche di riforme se ne vedono tante (né in cantiere né tanto meno realizzate).

Più che a riforme, assistiamo a degli “aggiustamenti” (a volte definiti come un “qualcosa di più” rispetto all’esistente). Sono stati riaperti alcuni punti-nascita; il problema degli immigrati è stato affrontato cercando di concentrarli nel capoluogo; a fenomeni (marginali) di degrado si è risposto con la disponibilità a finanziare forme di vigilanza privata; sul trilinguismo a scuola si promettono correzioni ma l’approccio non viene messo in discussione; e così via.

Insomma l’impressione che se ne trae è quella di una Giunta impegnata nell’ordinaria amministrazione senza particolari slanci né visione. Un atteggiamento, cioè, che non si concilia con l’idea di riforme. E neanche con l’ansia di cambiamento che il voto di ottobre pareva testimoniare: a meno di credere, appunto, che ciò che la gente voleva e vuole sono provvedimenti di dettaglio come quelli descritti.

E invece mai come in questo momento il Trentino avrebbe bisogno di scelte “di sistema” che davvero darebbero sostanza tanto alle promesse riforme quanto all’ansia di cambiamento. Mi limito a citare tre esempi.

a) Rivedere il contenuto dell’autonomia. Negli ultimi lustri la richiesta di nuove competenze sembra essere diventato un riflesso condizionato. Ogni volta che si presenta un problema di qualsiasi tipo, c’è chi sostiene che si risolverebbe chiedendo allo Stato la delega sulla materia relativa. Ma non ci si domanda, ad esempio, se maggiori competenze siano compatibili con la contrazione dei bilanci provinciali: si dà per scontato che si possano fare più cose con meno risorse. Occorrerebbe rimeditare tale strategia, mantenendo solo le competenze sostenibili che possano dare vita a una tangibile diversificazione dal contesto normativo statale, così da dare reale senso all’autonomia.

b) Ridisegnare il ruolo della Provincia. Cosa è diventato il Trentino in questi ultimi anni sul piano del modello istituzionale? C’è una norma che da sola rende l’idea. Parlo dell’articolo 18 della legge provinciale numero 1 del 2005 che, disciplinando le società partecipate dalla PAT, così recita: «La Provincia indirizza e coordina l'attività delle società di capitali da essa controllate secondo una logica di gruppo societario». Orbene, io vedo in questa norma la metafora di come la Provincia immagina se stessa. Il Trentino ha abbracciato, in tutti i settori (dall’organizzazione istituzionale alla sanità, dalla scuola all’Università), la logica della holding: ovvero una logica aziendalistica, verticistica e parametrata a meri risultati numerici. Si tratta di una logica per definizione verticistica, autoritaria quanto necessario, che rimette le decisioni a poche persone, se non ad una sola: l’uomo solo al comando. Anche questo modello meriterebbe di essere rivisto. Perché inefficiente e inappagante.

c) Le dinamiche istituzionali. Di tutto ciò che il potere precedente ha realizzato nel campo della formazione, la nuova Giunta ha bloccato solo i “corsi di genere”. Una decisione (a dispetto del clamore suscitato) più che marginale. Nulla è stato detto, ad esempio, sulla delibera di Giunta 1618/2018 con la quale, a pochi giorni dalla elezioni, la vecchia Giunta provinciale ha distribuito all’università risorse a pioggia pretendendo anche di decidere le materie per le quali finanziare la promozione dei docenti. E invece sarebbe importante innescare dinamiche istituzionali virtuose e magari pretendere che tutti i soggetti difendano la propria autonomia (nell’interesse della comunità che non ritrae nessun giovamento se tutti si inchinano al potente di turno).

Gli esempi potrebbero continuare: ma quelli esposti sono sufficienti a chiarire di quale tipo di visione/riforme/cambiamento ha urgente bisogno questa terra.

Negli ultimi lustri è stato costruito un certo modello politico/istituzionale del Trentino. Occorre capire se la Giunta Fugatti lo voglia cambiare o lo voglia rendere ancora più capillare. Come occorre capire se i Trentini volevano un cambio di modello o solo un cambio di guidatore.

 

 

 

 

5 giugno 2019: importante articolo di Marcantoni sui rischi dell'autonomia

 

 

 

 

 

 

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