Giovanni Pascuzzi

Tracce digitali di GIOVANNI PASCUZZI

Articoli su quotidiani

La compagnia del cigno (metafora del lavoro di squadra)

La compagnia del cigno (metafora del lavoro di squadra)

Vita Trentina, 3 febbraio 2019

compagnia cignoSu Rai1 è andata in onda una fiction dal titolo “La compagnia del cigno”. I protagonisti sono 7 adolescenti (tra i 13 e i 17 anni) che frequentano il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. In particolare: Matteo, che viene da Amatrice e non ha elaborato la morte della madre, vittima del terremoto; Sara, che essendo ipovedente non suona nell’orchestra; Robbo che vive un momento travagliato a causa della separazione dei genitori; Domenico che viene dalla Sicilia ed ha umili origini; Barbara che è fin troppo riflessiva per la sua età; Sofia che ha problemi di sovrappeso; Rosario che è figlio di una tossicodipendente ed è affidato ad una coppia senza figli.

Il perno della storia è il Maestro Luca Marioni , che i ragazzi chiamano “il bastardo” per i metodi molto severi. Marioni è molto esigente: per lui è il modo di far capire ai ragazzi che la vita non fa sconti. Il Maestro ha a cuore la “crescita” degli allievi. Il suo compito è duplice: a) formare un’orchestra, ovvero un squadra che deve collaborare per perseguire un obiettivo comune; b) tirare fuori il meglio (il talento) da ogni singolo ragazzo.

L’orchestra (come il coro) è la metafora per antonomasia del lavoro di squadra.

Insegnare ai giovani a lavorare insieme, a migliorarsi per migliorare tutti e il tutto, dovrebbe essere il denominatore comune della formazione.

A scuola si insegna ad essere competitivi (sovente in questa prospettiva vengono vissuti gli stessi test Invalsi). Poi ci si augura che le persone imparino anche a saper lavorare in gruppo. Ma questo è tutt’altro che scontato e addirittura controintuitivo se il messaggio che viene lanciato è quello di arrivare primi battendo gli altri.

Gli esperti spiegano che il lavoro di squadra ha precisi ingredienti. Ad esempio: il senso di appartenenza per raggiungere un obiettivo comune; l’interdipendenza perché la squadra funziona se tutti funzionano; la fiducia reciproca; la coesione; lo scambio di informazioni; la nascita di un legame affettivo e così via.

Viviamo un tempo che spasima per i leader (anche se in giro non se ne vedono tanti degni davvero di quella qualifica). Ma un leader non è nulla senza una squadra.

E’ fondamentale che la formazione (da quella primaria a quella superiore) si proponga l’obiettivo di far apprendere il lavoro di squadra, una skill cosiddetta trasversale. Non è auspicabile avere professionalità brave nell’esercitare il proprio mestiere ma che non siano in grado di lavorare in gruppo.

Questo significa due cose.

Da un lato bisogna ricorrere a strategie didattiche che facciano apprendere questa abilità. Oltre alla lezione frontale bisogna utilizzare metodi come il cooperative learning o i giochi di ruolo che consentono di imparare (oltre ai saperi disciplinari) anche le skill del lavoro di gruppo.

Ma c’è anche un altro aspetto che è ancora più importante. Imparare a diventare squadra, infatti, non è solo un problema di metodo: è un valore. Perché gli ingredienti del lavoro di squadra sono quelli che consentono di diventare comunità e, quindi, Paese: una comunità che persegue degli scopi comuni; scopi che possono essere raggiunti solo se ognuno collabora svolgendo al meglio il proprio ruolo.

 

 

 

 

 

Fotogallery

Fotogallery
Image Detail Image Download
Fotogallery
Image Detail Image Download
Insediamento_Se...
Image Detail Image Download
20170416_162017
Image Detail Image Download
relatore
Image Detail Image Download

Questo sito utilizza cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.

  Accetti di proseguire la navigazione?