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Scienziati e politica: il caso Ippolito (e il caso Battiston)

Scienziati e politica: il caso Ippolito (e il caso Battiston)

Trentino, 12 novembre 2018

revoca BattistonNell’annunciare, via Twitter, che il Ministro gli aveva revocato la carica, il Presidente dell’Agenzia spaziale italiana ha scritto: «è il primo spoil system di ente di ricerca». Dalla pubblicazione del tweet è nato, in tutto il Paese, un dibattito molto acceso che ha finito per focalizzarsi sul rapporto tra scienza e politica: per la tesi dominante  la seconda deve stare alla larga dalla prima.

L’episodio mi ha richiamato alla mente una vicenda di più di 50 anni fa, in piena prima Repubblica, quindi: il cosiddetto «caso Ippolito». Felice Ippolito (1915-1997), professore nell’Università di Napoli, è stato, negli anni sessanta del secolo scorso, un promotore dell’industria nucleare italiana. Egli divenne segretario del Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari, poi ribattezzato CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare) nel 1960. In quella veste diede impulso alla realizzazione delle poche centrali nucleari che l’Italia ha avuto (Latina, Garigliano, Trino Vercellese). Poi, nel 1963, alcuni articoli di stampa (firmati da Giuseppe Saragat, leader del PSDI) cominciarono a mettere in dubbio la correttezza del suo operato. Gli vennero contestati reati anche gravi come il peculato e alla fine subì una condanna a 11 anni di carcere (fu graziato dopo 2 anni dallo stesso Saragat nel frattempo diventato Presidente della Repubblica). Le cronache raccontano che, in realtà, sulla pelle di Ippolito si giocò una guerra tra la lobby petrolifera e quella della nascente industria nucleare, con, sullo sfondo, la creazione dell’ENEL, ovvero la nazionalizzazione dell’energia elettrica. Nel 1979 Ippolito fu eletto al Parlamento Europeo, come indipendente, nelle liste del PCI. Al di là degli specifici addebiti (che forse non erano davvero di grande entità) egli si trovò al centro di conflitti molto più grandi di lui, dove si confrontavano interessi politici, economici e industriali. Tutto in nome di «Sua Oggettività La Scienza».

Ma mi è venuta in mente anche un’altra vicenda. Un caso di spoil system negli enti di ricerca si è avuto nel 2007 quando il Ministro Mussi (governo Prodi) rimosse Fabio Pistella dalla Presidenza del CNR (la nomina era stata fatta dal governo Berlusconi II). In realtà Pistella andò a dirigere il CNIPA, ma viene ricordato come un caso di «promoveatur ut amoveatur».

Il rapporto tra politica e scienza ha, però, anche un altro risvolto: quello dei finanziamenti. Lo sappiamo bene in questo territorio, dove la Provincia, per fortuna, finanzia generosamente Fondazioni di ricerca (FBK e Mach) e la stessa Università. Resta sempre da capire in che modo vengono scelte le ricerche da finanziare e se è legittimo che l’ente finanziatore possa decidere quale singolo ricercatore debba fare carriera (come di recente avvenuto con la delibera di Giunta Provinciale 1618 del 2018).

Il tema sollevato è molto complesso. Mi limito ad alcune rapide e iniziali considerazioni.

  1. a) Poco si può dire della vicenda da cui siamo partiti fino a quando non conosceremo tutti i documenti. Ma quanto avvenuto sembrerebbe avere ben poco di originale. Sia pure con modalità diverse, più volte la politica è intervenuta sui vertici delle istituzioni legate alla ricerca (in maniera brusca, o con modi suadenti).
  2. b) La ricerca scientifica è una cosa molto diversa dalle ricadute industriali della stessa. Ed inoltre, per fare un esempio, la ricerca in campo energetico va tenuta ben distinta dalla politica energetica (come il caso Ippolito ha testimoniato ad imperitura memoria). La politica è l’arte della scelta e si sceglie sulla base di criteri che a volte prescindono dai paradigmi scientifici. Questo secondo la fisiologia. Non ne parliamo se poi subentrano comportamenti patologici che la disponibilità di copiose risorse pubbliche può innescare (il vecchio Presidente dell’Agenzia spaziale è stato al centro di una inchiesta penale).
  3. c) Gli scienziati, giustamente, rivendicano la propria autonomia e gridano allo scandalo se c’è una «rimozione» dettata da idiosincrasie politiche. Ma autonomi si deve essere sempre. Bisognerebbe urlare allo scandalo anche quando la politica pretende di decidere (senza chiarire i criteri) chi deve essere finanziato e chi no; chi deve fare carriera e chi no.

 

 

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