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Chi ha tradito chi (a proposito delle elezioni provinciali in Trentino)

Chi ha tradito chi (a proposito delle elezioni provinciali in Trentino)

Trentino, 31 ottobre 2018

 

elezioni

 

Alcuni commentatori hanno affermato che le recenti elezioni rappresenterebbero la fine del  «popolarismo trentino». Come se nelle urne gli elettori avessero deciso di «tradire» alcuni valori portanti di questa terra e, quindi, una parte significativa della loro stessa identità.

Le cose stanno davvero così? O questo mutamento di rotta è frutto di atteggiamenti e scelte delle persone che quei valori e quella identità avrebbero dovuto difendere e attuare?

Un aspetto della fama positiva goduta dal Trentino è costituito dalla «buona amministrazione», non a caso definita «asburgica». La buona amministrazione è fatta di rispetto puntiglioso delle regole, per definizione  garanzia di onestà e di assenza di favoritismi. Ma la cronaca recente ci ha consegnato esempi di alti funzionari accusati di aver abusato del proprio ruolo anche in relazione a cose banali come può essere la ragione per cui ci si assenta dall’ufficio. Ovvero esempi di dirigenti che hanno ricoperto per lustri incarichi di altissimo livello nell’amministrazione provinciale condannati (ancorché in via non definitiva) per un «uso disinvolto» del denaro pubblico. Va da sé che nessun giudizio può e deve essere pronunciato fino a condanna definitiva. Ma perché non ammettere che la notizia di certi accadimenti abbia provocato almeno disorientamento in molte persone? E se anche non esiste un «sistema corruttivo», il mero mancato controllo non è un modo per fare strame del principio di buona amministrazione e, quindi, di tradire quei valori che ci si doveva impegnare a preservare?

Ma c’è qualcosa di più profondo (un tradimento più profondo). Cosa è diventato il Trentino in questi ultimi anni sul piano del modello istituzionale? C’è una norma che da sola rende l’idea. Parlo dell’articolo 18 della legge provinciale numero 1 del 2005 che, disciplinando le società partecipate dalla PAT, così recita: «La Provincia indirizza e coordina l'attività delle società di capitali da essa controllate secondo una logica di gruppo societario». Orbene, io vedo in questa norma la metafora di come  la Provincia immagina se stessa.

Il Trentino ha abbracciato, in tutti i settori (dall’organizzazione istituzionale alla sanità, dalla scuola all’Università), la logica della holding: ovvero una logica aziendalistica, verticistica e parametrata a meri risultati numerici. Si tratta di una logica per definizione verticistica, autoritaria quanto necessario, che rimette le decisioni a poche persone, se non ad una sola: l’uomo solo al comando.

Ma quella logica è estranea ai valori di questa terra. Anzi ne rinnega l’identità. Il Trentino è storicamente la terra delle “Magnifiche comunità”. Una terra nella quale le comunità per molto tempo si sono autogovernate dandosi delle regole. Una terra dove ancora molto forte è la cultura delle proprietà collettive. Una terra che ha visto nascere un proprio modello di cooperazione. Cosa c’entra questa storia secolare con la logica aziendale, con la logica della holding che tutto accentra e comanda? Una logica che tende ad omologare e ad emarginare il dibattito e la partecipazione che sono invece i cardini del paradigma comunitario?

La domanda allora è: sono i trentini ad aver voltato le spalle al popolarismo e quindi ad aver rinnegato tratti salienti dei propri valori? O, piuttosto, essi semplicemente non si sono più riconosciuti nelle persone che hanno permesso o addirittura propiziato l’archiviazione di certi valori e di una precisa identità?

So bene che, in tempi recenti, la generale insoddisfazione sociale porta più a dire dei no che dei si e, quindi, ad esprimere insofferenza per chi ha governato. E sarà interessante vedere se chi ha criticato le scelte recenti davvero muterà rotta o semplicemente un nuovo uomo solo al comando sostituirà il vecchio uomo solo al comando (che poi è ciò che è avvenuto quando Dellai ha ceduto il testimone a Rossi). D’altronde una volta che si è fatto di tutto per creare un certo modello di potere è difficile che chi alla fine entra nella stanza dei bottoni non si adatti al modello.

Ma quello che voglio dire in estrema sintesi è questo. Se è vero che le persone sono portate a dire di «no», è altrettanto vero che dei «si» possono essere pronunciati solo se le istituzioni sono credibili. Chi ha governato negli ultimi lustri davvero ha difeso e attuato i valori di fondo di questa terra?

 

 

 

 

 

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