Giovanni Pascuzzi

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Unitn. Fondi incentivanti: buon risultato. Adesso gli altri.

Corriere del Trentino 4 agosto 2017

 

Ampia e giustificata soddisfazione si registra nei vertici provinciali, in quelli dell’ateneo e nei politici locali per l’approvazione, da parte del parlamento, di una norma che riconosce (o ribadisce) il diritto della nostra università ad accedere ai cosiddetti «fondi incentivanti» alle stesse condizioni riconosciute alle altre accademie statali. Si tratta di un problema risalente nel tempo: lo avevo sollevato sul Corriere del Trentino nell’editoriale del 7 marzo 2014, oltre ad averlo evidenziato nel mio libro del 2012 sulla provincializzazione dell’Università (https://goo.gl/SKGC1i). Durante l’assemblea di ateneo del giugno 2014 il presidente Rossi e l’assessora Ferrari dissero che erano impegnati a risolverlo. Oggi che un risultato è stato raggiunto non si può che dar atto di tale impegno ai protagonisti. Con un grazie.

Esistono, però, altri temi che necessitano di essere affrontati. Il primo riguarda l’enorme debito accumulato da Piazza Dante nei confronti dell’Università (superiore ai 200 milioni di euro). Nella relazione del primo referendario della Corte dei conti sul rendiconto della Provincia autonoma per l’esercizio 2016 si legge: «La Provincia ha accumulato una significativa massa di residui passivi (debiti) nei confronti del sistema territoriale integrato. Tali somme costituiscono un debito di cassa al quale la Provincia dovrà comunque far fronte, determinando altrimenti verosimili forti criticità nei bilanci dei soggetti creditori (emblematico è il caso dell’Università), e impone (…) di programmare idonee modalità per il progressivo abbattimento della esposizione debitoria». Occorre redigere al più presto un piano di rientro idoneo e articolato anche per rispettare le precise indicazioni dell’organo di controllo contabile.

Il secondo tema riguarda il paradigma dei rapporti tra Provincia e Università. Siamo tutti convinti della necessità di tale rapporto. Il problema è lo strumento. Non credo che la cosiddetta «delega» sia quello più appagante. Non solo perché la norma non è stata scritta benissimo (per anni abbiamo dovuto inseguire una chiarificazione del testo oggi salutata come una grande conquista), ma per il modo con il quale è stata concepita e attuata. Sarebbe auspicabile avviare una riflessione sui diversi modi ipotizzabili per rendere davvero virtuoso il necessario dialogo e la collaborazione tra Provincia e Università. Per poi scegliere, insieme, il migliore.

 

 

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