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Cose di destra e cose di sinistra

 

 

destra sinistraCose di destra e cose di sinistra

Molti ormai ritengono superata o addirittura non più esistente la distinzione tra “destra” e “sinistra”.

I fatti sembrano dare loro ragione. Si pensi alla elezione di Macron alla Presidenza della Repubblica francese: egli è difficilmente etichettabile secondo quelle categorie tradizionali.

Più in generale la stessa contrapposizione tra “europeisti”/”globalisti” e “sovranisti”, che oggi pare dominare la scena, è difficilmente riconducibile, in maniera netta, al binomio destra e sinistra.

E Giorgio Gaber, già nel 1995 si chiedeva “Cos’è la destra, cos’è la sinistra”.

Ho provato a fare un esperimento. Come è noto la cosiddetta “profilazione” si preoccupa anche di capire quali siano gli orientamenti politici delle persone. Così ho studiato i questionari che alcuni siti somministrano per “etichettare” politicamente gli individui. Dalle domande poste si ricava cosa gli esperti che concepiscono i questionari considerano di destra o di sinistra (o progressista o conservatore, secondo la dicotomia più consona agli States dove tali questionari sono stati elaborati).

Ne ho ricavato la tabella che segue.

 

 

Cose di destra e cose di sinistra

Sinistra

Destra

L’uguaglianza è più importante della crescita economica.

La crescita economica è più importante dell’uguaglianza.

La speculazione finanziaria è deteriore rispetto a tutte le altre attività economiche.

La speculazione finanziaria è un’attività economica come le altre.

Non esistono “nemici naturali”.

Alcune nazioni e alcune civiltà sono “nemici naturali”.

In politica estera la diplomazia è uno strumento migliore dell’arsenale militare.

In politica estera l’arsenale militare è uno strumento migliore della diplomazia.

Il terzo mondo può crescere meglio con aiuti allo sviluppo.

Il terzo mondo può crescere meglio con il libero commercio.

Spendere denaro pubblico per creare posti di lavoro è un’ottima idea.

Spendere denaro pubblico per creare posti di lavoro è una pessima idea.

E’ positivo che lo Stato svolga attività economiche in prima persona.

E’ negativo che lo Stato svolga attività economiche in prima persona.

Si deve fissare un tetto alle retribuzioni di banchieri e amministratori di società.

Non deve esistere nessun tetto alle retribuzioni di banchieri e amministratori di società.

Nessun paese può entrare in guerra senza il supporto della comunità internazionale.

Ogni paese può intraprendere una guerra anche all’insaputa della comunità internazionale (o contro il suo parere).

Il consumo di droghe leggere dovrebbe essere libero.

Tutte le droghe dovrebbero essere vietate.

Le persone che rifiutano un lavoro dovrebbero poter beneficiare comunque dei sussidi di disoccupazione.

Le persone che rifiutano un lavoro non dovrebbero beneficiare dei sussidi di disoccupazione.

Non è vero che alcune persone e alcune religioni creano più problemi di altre.

Alcune persone e alcune religioni creano più problemi di altre.

C’è un conflitto di fondo tra gli interessi economici e gli interessi della società.

Gli interessi economici e gli interessi della società spesso coincidono.

I sindacati sono un bene per la società.

Alla fine dei conti i sindacati costituiscono più un danno che un beneficio.

Riabilitare i criminali è più importante che punirli.

I criminali vanno innanzitutto puniti.

La pena di morte non può essere ammessa in nessun caso.

La pena di morte dovrebbe essere ammessa in caso di crimini particolarmente efferati.

Compito dello Stato è redistribuire la ricchezza tra ricchi e poveri.

Non è compito dello Stato redistribuire la ricchezza.

Un salario minimo per ogni tipo di lavoro deve essere garantito.

Nel complesso il salario minimo fa più male che bene.

Gli Stati devono trattare in maniera uniforme tutte le religioni.

E’ legittimo che gli Stati favoriscano la propria religione rispetto alle altre

Fughe di notizie come quelle perpetrate da Edward Snowden e WikiLeaks sono positive per la società.

Nel complesso, fughe di notizie come quelle perpetrate da Edward Snowden e WikiLeaks fanno più male che bene.

Il mercato non è in grado di allocare le risorse in maniera davvero efficiente per cui è necessario l’intervento dello Stato.

Il mercato alloca le risorse in maniera molto più efficiente di quanto possa fare lo Stato.

Monarchia e aristocrazia dovrebbero essere abolite.

Monarchia e aristocrazia non devono essere abolite.

E’ giusto imporre l’obbligo di guidare l’auto solo con la cintura di sicurezza allacciata.

Se le persone vogliono guidare l’auto senza cintura di sicurezza dovrebbero essere libere di farlo.

Lo Stato deve assicurare l’assistenza sanitaria gratuita ai propri cittadini

Non è compito dello Stato assicurare l’assistenza sanitaria gratuita ai propri cittadini

Il suicidio medicalmente assistito dovrebbe essere consentito.

Il suicidio medicalmente assistito dovrebbe essere vietato.

Un immigrato deve aver diritto di sventolare la bandiera del suo paese.

Un immigrato non può sventolare la bandiera del suo paese a casa mia.

Le coppie omosessuali devono avere gli stessi diritti di una coppia eterosessuale compreso il diritto ad adottare bambini.

Le coppie omosessuali non possono avere gli stessi diritti di una coppia eterosessuale.

L’immigrazione deve essere consentita.

L’immigrazione dovrebbe essere fortemente controllata e ridotta al minimo.

Le misure di sorveglianza per controllare il terrorismo minano le libertà individuali.

E’ giusto limitare le libertà individuali per combattere il terrorismo.

Occorre tassare di più le attività industriali che inquinano.

Non si possono tassare di più le attività industriali che inquinano di più.

La prostituzione deve essere combattuta.

La prostituzione dovrebbe essere legale.

I dazi all’importazione creano più danni che benefici.

I dazi all’importazione sono un buon modo per difendere i lavoratori del mio paese.

 

 

Con tutti i limiti di questa classificazione, mi pare si possa dire che dalle due colonne emergano due precise, e diverse, visioni del mondo: diverse scale di valori, diversi obiettivi.

La distinzione destra e sinistra fotografa esattamente questa distinzione. Può avere (ed ha) tanti limiti. Ma serve a ricordare che diverse visioni del mondo esistono.

Chi dice che destra e sinistra non esistono più, nega la diversità di visioni politiche.

E, semplicemente, ne propongono una diversa: quella appunta che nega l’esistenza di visioni diverse.

Se sia un bene o un male ognuno lo vede da sé.

 

 

Roboetica: quali principi?

Quali principi per la roboetica?

 

 

icubIl Festival dell’Economia di quest’anno ha dedicato ampio spazio ai robot intelligenti: macchine sempre più sofisticate che, grazie ad algoritmi complessi e spesso poco fruibili, sono in grado di imparare e di prendere decisioni in maniera autonoma.

Lo scenario che esse schiudono è affascinante e inquietante al tempo stesso. Da un lato, infatti, si possono immaginare situazioni nelle quali i robot aiutano l’uomo: si pensi alle automobili senza guidatore; ovvero agli strumenti che affrancano da lavori usuranti nelle catene di montaggio; o, ancora, ai cosiddetti “robot medici”. Dall’altro si affacciano paure connesse alla consapevolezza che molti posti di lavoro andranno persi e che questi aggeggi potrebbero prendere decisioni suscettibili di rappresentare altrettante minacce per gli esseri umani.

Per fronteggiare tali rischi, in giro per il mondo, sono state elaborate alcune “Carte dei valori” ai quali robotica e intelligenza artificiale dovrebbero ispirarsi. Esse si rivolgono agli ingegneri e agli informatici, ovvero ai soggetti che sono in grado di costruire i robot e i software che li guidano. In sostanza si chiede loro di “incorporare” determinati valori negli algoritmi che realizzano in modo che i robot si uniformino ad essi.

Il Parlamento Europeo, ad esempio, ha elaborato una “Carta della robotica” (allegata ad una Risoluzione del 16 febbraio 2017, in materia di “Norme di diritto civile sulla robotica”). Ma ne esistono anche altre elaborate da istituzioni diverse: l’Università di Montreal o il “Future of life institute”, per citarne alcune. Ciò che colpisce, leggendo queste Carte dei valori, è che esse sono variegate e a volte contraddittorie.

Un richiamo comune è certamente quello che chiede a ricercatori e progettisti di agire in modo responsabile, tenendo pienamente conto della necessità di rispettare la dignità, la privacy, la sicurezza e in generale i diritti fondamentali delle persone evitando forme di discriminazione.

Un “valore” enfatizzato è anche quello della trasparenza: dovrebbe essere sempre possibile comprendere la logica che il robot ha usato nel prendere la decisione riproducendo i calcoli in una maniera comprensibile per l’uomo.

Ma poi si scopre che, nelle diverse “Carte” emergono anche “valori” diversi da quelli più intuitivi appena richiamati. Così si vorrebbe che i robot favoriscano la giustizia e l’inclusione sociale; promuovano la prosperità e il benessere degli individui; evitino la corsa agli armamenti; rispettino i valori degli umani e l’ordine costituito; non agiscano con malvagità; promuovano la conoscenza evitando le manipolazioni; assicurino una equa transizione; e così via.

I valori elencati da ultimo, appaiono ora in una ora in un’altra delle Carte esistenti. La mancanza di omogeneità ci fa capire che non abbiamo ancora le idee abbastanza chiare su ciò che ci aspetta e che semplicemente stiamo proiettando da un lato le nostre aspettative e dall’altra le nostre paure: prima fra tutte quella che la situazione ci sfugga di mano.

Ma conviene richiamare un dato. Il Parlamento Europeo, nella Risoluzione citata, auspica l’introduzione di un sistema globale dell’Unione Europea per la registrazione di tutti i robot avanzati. Qualcosa di simile all’istituzione di un “registro dello stato civile dei robot”. La finalità è quella di agevolare la tracciabilità delle macchine anche al fine di poter fruire di eventuali fondi assicurativi nel caso si subisca un danno. Ma, per altro verso, l’idea del registro evidenzia l’esistenza di una comunità, la comunità dei robot che sempre più avrà relazioni anche emotive con gli umani. Forse sarà proprio questo il vero banco di prova della roboetica perché particolarmente innervato di decisioni morali. Dei robot.

 

Vita Trentina, 17 giugno 2018

 

 

 

 

L'eredità dei professori (a proposito del film "genio ribelle")

L’eredità dei professori

matt demonIl film “Genio ribelle” (1997, diretto da Gus Van Sant) narra la storia di un ragazzo prodigio, Will Hunting (Matt Demon), che fa le pulizie al MIT di Boston. Un bravo psicoanalista (Robin Williams) riuscirà a fargli superare i problemi (violenze subite dal padre adottivo) che gli fanno vivere la vita con il freno a mano tirato.

Ma ad accorgersi del ragazzo è un luminare del MIT, il professor Gerald Lambeau (John Skarsgard). Egli scrive su una lavagna del corridoio una complessa equazione e chiede ai suoi studenti di risolverla. Il mattino dopo l’equazione è risolta: ma non dagli studenti bensì da Will, il ragazzo delle pulizie. Il professore comprende di avere di fronte un genio e ne prende a cuore le sorti, cominciando dal cercare di porre rimedio ai guai che Will ha con la giustizia.

Due profili meritano di essere sottolineati.

Il Prof. è convinto di dover indirizzare il genio nell’interesse del ragazzo e della stessa umanità. In una scena del film (minuto 1.12.00) litiga con lo psicoanalista secondo il quale il giovane deve solo cercare di essere felice infischiandosene del successo e della medaglia Fields (massimo riconoscimento per i matematici).

profMa degno di nota è anche il colloquio che si svolge tra il ragazzo e il professore quando scopre di avere incontrato una persona più brava di lui (minuto 1.25.00).

Professore: [Guardando il compito svolto dal ragazzo]. Questa equazione non può essere giusta. Sarebbe davvero imbarazzante.

Will: È giusta. Se la studi pure a casa.

Professore: Com'è finito il colloquio che ti avevo procurato?

Will: Non ci sono andato . Non organizzi altri colloqui.

Professore: Non lo farò. Te lo dò io un lavoro. Volevo solo che tu vedessi che cosa c'è là fuori.

Will: Senta forse non voglio passare il resto della mia vita a spiegare sciocchezze alla gente.

Professore: Potresti dimostrarmi un po' di gratitudine.

Will: Un po’ di gratitudine? Lo sa quanto è facile per me questa equazione? C’è l’ha una pallida idea di quanto facile sia? Questo è soltanto un gioco e mi dispiace che lei non ci riesca veramente. Perché non dovrei starmene qui seduto a vederla sbattere la testa e a fare sciocchezze.

Professore: Così avresti più tempo per startene seduto a sbronzarti, vero?

Will: Giustissimo. Probabilmente sto sprecando il mio tempo.

Professore: Hai ragione Will. Non so fare questa prova. Ma tu si. E quando si arriva a questo…. Ci sono solo poche persone al mondo che possono dirti la differenza tra te e me e io sono una di quelle.

Will: Spiacente.

Professore: Anch’io lo sono. Spesso vorrei non averti mai conosciuto. Perché potrei dormire la notte. E non dovrei vivere con la consapevolezza che c'è qualcuno come te in giro. E non dovrei vederti gettare tutto al vento.

 

Quel professore vorrebbe valorizzare il giovane. Lo pungola perché ottenga il meglio: sa che può ambire al massimo riconoscimento per un matematico. In lui, probabilmente, vede la proiezione di se stesso.

Per altro verso comprende di avere di fronte una persona più brava di lui. Il vero genio. Il vedersi superato lo fa star male. Ma comunque vorrebbe fino alla fine che il giovane non butti al vento il proprio talento.

Un professore universitario (oltre a lasciare traccia nella mente di ogni studente che ha avuto) dovrebbe fare due cose: lasciare almeno un’idea e almeno un allievo migliore di lui.

Se gli allievi superano i Maestri, il bosco diventa foresta rigogliosa con alberi sempre più alti che si stagliano verso il cielo. Se questo non accade, si avrà un terreno con fili d’erba sempre più corti. Un terreno arido.

 

 

Bisogni dei cittadini. Politiche "vantaggiose" e "svantaggiose" (sul discorso al Senato del Presidente Conte)

Bisogni dei cittadini. Politiche vantaggiose e svantaggiose (sul discorso al Senato del Presidente Conte).

 

ConteBisogni dei cittadini: questo mi sembra il perno su cui ruota iI discorso pronunciato (qui il testo completo) al Senato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 5 giugno in occasione del voto di fiducia al Governo.

Dopo aver chiarito:

  1. che non esistono più forze politiche che esprimono visioni del mondo in base a sistemi ideologici identificabili;
  2. che il “contratto di governo” può essere considerato, a seconda dei punti di vista, di “destra” o di “sinistra”;
  3. che tali valutazioni sono insufficienti perché incapaci di comprendere i bisogni profondi che vengono dal Paese[i];
  4. che bisogna guardare alle “politiche” che si dividono tra “vantaggiose” e “svantaggiose” per i cittadini[ii];

Giuseppe Conte afferma che assisteremo ad un cambiamento nel “metodo” e nei “contenuti”. Il cambiamento nel metodo si articola su tre fronti:

 

  1. l’ascolto, perché prima di tutto vengono i bisogni dei cittadini;
  2. l’esecuzione, ovvero l’attuazione pragmatica degli strumenti idonei a soddisfare i bisogni;
  3. il controllo teso a verificare che gli strumenti raggiungano gli obiettivi prefissati[iii].

A me sembra che Conte adotti la logica del problem solving (tema a me caro).

Si parte dai bisogni. I bisogni pongono problemi. Per risolvere tali problemi bisogna immaginare degli obiettivi ed individuare gli strumenti giuridici (ovvero “le politiche del governo”) che consentono di raggiungere gli obiettivi. Infine occorre controllare che gli obiettivi vengano effettivamente raggiunti (ovvero, che le “politiche siano effettivamente vantaggiose”).

L’approccio è utile. Ma c’è un dettaglio dirimente.

I bisogni, i problemi, gli obiettivi, gli strumenti, le politiche non sono neutrali.

Accogliere i “bisogni dei cittadini” come categoria ordinante induce a credere che i cittadini e i loro bisogni siano un monolite. Ma così non è.

I bisogni dei cittadini sono in contrasto tra di loro (i bisogni/interessi di Amazon non sono quelli del fattorino che recapita il libro che ordiniamo).

Il nodo non sono i bisogni, ma la loro selezione. A quali bisogni occorre dare ascolto? Come si selezionano?

Dal mio punto di vista, proprio questa domanda non può far ritenere superata la distinzione tra destra e sinistra (rinvio ad un altro articolo sul tema).

La scelta è proprio il compito della politica.

Conte sostituisce alla dicotomia tra destra e sinistra quella tra “politiche vantaggiose” e “politiche svantaggiose”.

Nel suo discorso, elencando gli obiettivi che il governo si propone, delinea delle scelte. E nobilmente afferma: “Personalmente, ritengo più proficuo distinguere gli orientamenti politici in base all'intensità del riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali della persona”.

Ma come si definiscono il "vantaggio" e lo "svantaggio"?

C’è il rischio che tali nuove “categorie” diventino (o siano già) esse stesse “ideologie” che nascondono (come da sempre avviene) dei rapporti di forza.

La logica del problem solving presuppone che questo aspetto dirimente venga chiarito ex ante.

 

7 giugno 2017

 

[i] Non esistono più forze politiche che esprimono come un tempo complessive visioni del mondo, che ispirano la loro azione - vale a dire - in base a sistemi ideologici perfettamente identificabili. Il tramonto delle ideologie forti risale a decenni or sono ed è dimostrato dal fatto che gli ultimi Governi hanno promosso iniziative politiche di difficile collocazione, secondo le categorie politiche più tradizionali. Il contratto posto a fondamento del nostro Governo è stato giudicato - a seconda dei punti di vista - di destra e di sinistra. Rispettiamo chi ha voluto esprimere queste valutazioni, ma non possiamo che segnalarne l'insufficienza, l'incapacità di comprendere i bisogni profondi che vengono dal Paese. Personalmente, ritengo più proficuo distinguere gli orientamenti politici in base all'intensità del riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali della persona.

[ii] Vero è che noi vogliamo rivendicare, per l'azione di Governo, nuovi criteri di valutazione. Pragmaticamente ci assumiamo la responsabilità di affermare che, qui e oggi, ci sono politiche vantaggiose o svantaggiose per i cittadini e per il nostro Paese; politiche che riescono ad assicurare il benessere e una migliore qualità di vita dei cittadini e politiche che, invece, compromettono questi obiettivi

[iii] Il cambiamento non sarà solo nelle parole e nello stile, ma anche e soprattutto nel metodo, nei contenuti. Dal punto di vista metodologico, la nostra iniziativa si articolerà su tre fronti: l'ascolto, perché prima di tutto vengono i bisogni dei cittadini, e in questo, ovviamente, ci aiuteranno anche il Parlamento e i nuovi strumenti di democrazia diretta che il contratto si propone di introdurre; l'esecuzione, perché vogliamo essere pragmatici: se una norma, un ente o un istituto non funzionano è giusto abolirli; se funzionano, è giusto potenziarli; se mancano, è giusto crearli. Vi è poi il controllo: i provvedimenti che adotteremo hanno obiettivi che devono essere raggiunti; saremo i primi a monitorare, con severità e rigore, la loro efficacia, intervenendo immediatamente con le necessarie correzioni. Ascolto, esecuzione e controllo saranno i tre pilastri dell'azione di Governo nel segno della piena trasparenza.

 

Insegnare "conoscenze" o "competenze"?

Insegnare "conoscenze" o "competenze"?

 

1

 

Dalla scuola primaria all’università, le agenzie formative sono diventate teatro di una contrapposizione tra paladini delle conoscenze e sostenitori delle competenze. L’impostazione più tradizionale pone particolare enfasi sulla trasmissione delle «discipline» (matematica, storia, geografia, eccetera). Altri sottolineano, invece, la necessità di far acquisire delle «competenze»: capacità di risolvere problemi, comunicare, imparare a imparare e così via. Tale diverso approccio è fatto proprio dall’Unione europea.

In rete si possono trovare appelli di docenti che chiedono di abbandonare la formazione basata sulle competenze perché sarebbe unicamente orientata alla necessità del mondo del lavoro e propizierebbe un apprendimento poco approfondito e acritico. Sul versante opposto c’è chi sposa totalmente la logica delle competenze e i suoi derivati (vedi prove Invalsi) denunciando come obsoleta ogni diversa impostazione. A uno sguardo superficiale può sembrare che la contrapposizione si riassuma in un’antitesi inconciliabile: chi conosce davvero è un perfetto incompetente, mentre il vero competente è colui che non sa (non conosce) alcunché.

Ai sostenitori dell’apprendimento tout court conviene ricordare quanto emerge dalla mostra sul Sessantotto aperta recentemente a Sociologia; in particolare il movimento nato a Berkeley nel 1964 che fu tra i prodromi della rivolta studentesca. Nel libro «Viaggio americano» Fernanda Pivano spiega che a Berkeley i giovani contestavano l’università come «fabbrica di nozioni» avulsa dalle loro esigenze esistenziali; un ateneo, ricorda Pivano, al servizio del governo e dell’industria. Il rischio di puntare solo sul sapere disciplinare è quello di avere una formazione avulsa dai bisogni delle persone e dai contesti in cui si opera.

Agli entusiasti delle competenze, conviene ricordare che il «saper fare» staccato da solidi quadri di riferimento teorici non porta da alcuna parte. E che non si può annoverare, come fa la Ue, tra le competenze chiave lo «spirito imprenditoriale» senza arrendersi alla nefasta idea che la conoscenza esista solo se «utile» all’impresa. Tra conoscenza e competenza non c’è alcuna contraddizione, ma si alimentano a vicenda: anche «saper pensare» e «saper criticare» sono delle «competenze». La vera scommessa è farle recepire entrambe. Il difficile, infatti, è insegnare a essere interi.

Corriere del Trentino, 23 maggio 2018


 

 

 

 

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